Grazia a Nicole Minetti: verifiche anche sulla sentenza di adozione in Uruguay e su indagini a suo carico all’estero
Verifiche. In Italia, Spagna e Uruguay. Il lavoro degli inquirenti per ricostruire la catena di documenti prodotta da Nicole Minetti per richiedere la grazia prosegue. Gli scoop de Il Fatto Quotidiano hanno spinto il presidente della Repubblica a scrivere al ministero della Giustizia chiedendo ulteriori accertamenti. Alcuni punti riportati nei documenti prodotti da Minetti, a iniziare dalle visite del piccolo in due ospedali italiani, sono già stati smentiti pubblicamente. Una vicenda, quest’ultima, sulla quale ora Minetti sembra fornire una nuova versione, mentre il lavoro prosegue.
Le verifiche all’estero
In particolare, la procura generale di Milano sta acquisendo in Uruguay, per verificarne la veridicità, la sentenza di adozione del figlio. L’accertamento è tra quelli richiesti dal ministero nel supplemento di indagine in seguito all’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. Quando venne presentata la richiesta di clemenza, nell’agosto scorso, l’atto dei giudici del Paese sudamericano poi recepito da quelli italiani era stato prodotto dai legali di Minetti. In corso ci sono anche nuove verifiche su eventuali procedimenti penali in corso all’estero a carico di Minetti. Si sta di nuovo scavando, soprattutto in Spagna e nel Paese sudamericano. Secondo quanto risulta, a oggi, alla Procura generale di Milano, Minetti è incensurata all’estero e non risultano precedenti penali o indagini pendenti sull’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. I tempi degli approfondimenti, assicura la procura generale, “saranno rapidi”. Se ci fossero novità clamorose, trasmetterebbe subito l’informazione al ministero della Giustizia per poi procedere con ulteriori approfondimenti da parte dell’Interpol e di altre forze di polizia. Una celerità chiesta da tutte le parti per risolvere una questione che si sta trasformando da caso giudiziario a scontro politico.
La certificazione del Tribunale di Venezia
La sentenza di adozione ora al vaglio era stata omologata dal Tribunale dei minori di Venezia: con un documento datato 19 luglio 2024 aveva dichiarato “efficace” in Italia l’adozione, già certificata nel febbraio del 2023 dal tribunale uruguayano di Maldonado. Il documento, pubblicato da Libero, riporta il “presupposto che il minore” in questione “si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale”. Una decadenza che – come ha svelato Il Fatto – è frutto della causa intentata da Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani. Nel decreto, tuttavia, si legge che Minetti e Cipriani “sono stabilmente conviventi da oltre cinque anni” e che “vivevano ininterrottamente da oltre due anni in Uruguay al momento dell’adozione” ma soprattutto che il minore per cui chiedevano di riconoscere l’adozione “si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita”. Una ricostruzione che, come detto, non tiene conto della partita giocata in tribunale a Maldonado: proprio dagli atti del tribunale uruguagio, e in particolare da un editto pubblico (edicto) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (Diario Oficial) nell’ottobre 2021, si desume l’esistenza della causa civile.
La vicenda degli ospedali
Per quanto riguarda le visite negli ospedali, i legali di Minetti avrebbero invece fornito un chiarimento alla procura generale spiegando che la coppia non avrebbe seguito i percorsi “ufficiali” ma si sarebbero rivolti direttamente ai professionisti di loro fiducia e che conoscevano per un parere medico sulle situazione di salute del bambino adottato. Pur non essendo in dubbio che il bimbo sia stato operato a Boston e abbia bisogno di cure costanti, gli ospedali di Padova e il San Raffaele, a differenza della documentazione allegata alla richiesta di clemenza, hanno smentito di avere nei loro database qualsiasi riferimento del bimbo.