Si fa presto a dire Green Pass anche per colf e badanti, categoria che riguarda oltre 1 milione di persone in Italia. Ma chi li verifica poi? E come si fa? Ma soprattutto, come fa a vaccinarsi chi è tra le fila dei 176mila addetti che sono per la maggior parte in attesa di regolarizzazione da oltre un anno, visto che la maggior parte delle pratiche relative alla sanatoria dell’estate 2020 è ancora ferma e nell’attesa si possiede solo un codice fiscale provvisorio numerico? E ancora, che dire di tutti gli europei dell’est che si sono vaccinati con lo Sputnik che in Europa non è riconosciuto? Non dovranno mica andare tutti a farsi un tampone ogni due giorni a spese proprie o del datore di lavoro? Le problematiche, insomma, non sono poche.

Il presidente di Assindatcolf, Andrea Zini, è invece ottimista e, al momento, soddisfatto. Innanzitutto chiarisce che se la situazione della sanatoria è ancora inspiegabilmente ferma (“ma qualcosa da fine luglio, inizio agosto si è mosso e hanno iniziato a chiamare un maggior numero di richiedenti”), almeno il problema tecnico delle vaccinazioni dei caregiver in attesa di regolarizzazione e quindi privi di un codice fiscale alfanumerico, è stato risolto all’inizio dell’estate prima dall’Emilia Romagna, poi dalla Lombardia e quindi dal Lazio.

Benissimo, quindi la possibilità di vaccinarsi è stata data a tutti. E quelli che invece hanno preferito farlo a casa propria con vaccini che in Italia non sono riconosciuti, come il russo Sputnik? “Proprio oggi il sottosegretario Costa ha detto che questi casi verranno gestiti con una circolare”, spiega Zini. E quale è l’attesa? “Non tocca a noi dirlo, toccherà ai medici. Ma non penso che si possa chiedere una terza inoculazione, solo perché uno non è vaccinato secondo i criteri dell’Ema. Immagino che un certificato vaccinale con traduzione giurata che prova che si è stati vaccinati con lo Sputnik, sia già un buon passo verso la tranquillità. Poi mi aspetto che se la vaccinazione è stata fatta oltre un mese prima il ministero possa chiedere una somministrazione di Pfizer, Moderna o Astrazeneca. Aspettiamo comunque che si pronunci il ministero”. Non si esclude poi la richiesta di un dosaggio anticorpale. Il tampone è l’ultima spiaggia, per questioni di frequenza, costi e necessità di conciliare il prelievo con il lavoro.

“Era quello che noi chiedevamo, perché le famiglie nei limiti del possibile vogliono ricostituire quella bolla di difesa che c’era quando non si poteva uscire. E il Green Pass è l’unica soluzione – spiega infine il presidente del sindacato dei datori di lavoro domestico a proposito dello strumento in sé – Mi sentirei di tranquillizzare le famiglie: stiamo aspettando le linee guida del ministero, però se ci sono difficoltà con la app suggeriamo di chiedere copia cartacea dove il termine di validità è indicato nell’ultima riga. Quanto ai lavoratori, abbiamo chiesto il pass non per licenziare ma per accelerare la creazione della bolla”, aggiunge. E racconta che il sindacato lunedì 20 settembre ha lanciato un sondaggio tramite una app seguita prevalentemente da lavoratori che ha registrato l’82% delle risposte a favore del pass, con il 75% ne chiede l’obbligatorietà anche per il datore di lavoro.

Hai un problema con il o la badante di un tuo familiare che riguarda il Green Pass? Sei colf o badante e sei tu ad avere il problema? Racconta la tua esperienza scrivendo a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it e indicando nell’oggetto dell’e-mail “badante”.

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