Gliel’aveva giurata e alla fine se n’è andato sbattendo la porta. Christopher Nolan realizzerà il suo prossimo film con i dollari della Universal e non più con quelli della Warner. Una delle più clamorose separazioni della Hollywood contemporanea, insomma, è cosa fatta. Ed è un regista, sorta di autore a trecentosessanta gradi, ad aver scelto di rompere un legame storico che durava dal 2002 con il superbo thriller Insomnia interpretato da Al Pacino e Robin Williams. Ora il regista inglese si dedicherà al suo kolossal sulla seconda guerra mondiale, o più precisamente sul creatore della bomba atomica, J. Robert Oppenheimer, usufruendo di un budget da 100 milioni di dollari messogli a disposizione dalla Universal. Le riprese inizieranno nel primo trimestre del 2022 e poi saranno seguite da una lunga post produzione per gli effetti digitali. La distribuzione in sala avverrà nel 2023 o addirittura nel 2024. Come ricorda Variety Nolan non aveva alcun obbligo contrattuale con la Warner, ma come tutti ricorderanno già a metà 2020 quando la pandemia sembrava scemare Nolan – regista di Inception e della trilogia di Batman più acclamata – era convinto che il su Tenet sarebbe dovuto uscire nell’estate 2020 per rilanciare la riapertura delle sale cinematografiche. La Warner, invece, non aveva intenzione di distribuire una produzione da 200 milioni di dollari in un periodo così delicato che non garantiva rientri sufficienti per non far diventare un film attesissimo un flop. Tenet, poi, tra incassi non proprio esaltanti negli Stati Uniti ma ottimi negli altri paesi era comunque riuscito quasi a doppiare il proprio budget.

Altro scontro, pressoché definitivo, tra il regista di Interstellar e la produzione Warner è avvenuto a dicembre del 2020 quando con la campagna di vaccinazione alle porte, e la riscrittura di date e strategie di uscita dei film della grandi major, Warner aveva deciso di far uscire in sale e contemporaneamente in streaming i venti titoli di punta del listino 2021. A quel punto, forte anche del dissenso del collega Denis Villeneuve (Dune, uscito in queste ore in Italia dopo il Festival di Venezia, è produzione Warner) aveva rilasciato una dichiarazione al veleno: “Alcuni dei più grandi registi del nostro settore e tra le più importanti star del cinema sono andati a letto la sera del 3 dicembre pensando di lavorare per il più grande studio cinematografico al mondo e si sono risvegliati il giorno dopo per scoprire che stavano lavorando per il peggior servizio di streaming”. Insomma, da una tensione soggiacente si è passati presto alla rottura. Che Nolan fosse sul mercato era chiaro, ma come dire, l’autore di Memento, era quello che, un po’ come i grandi registi anni settanta della New Hollywood, aveva l’ultima parola sul suo destino e sul destino dei suoi film. Ed ecco il salto con i concorrenti Universal ad almeno una condizione (che è poi l’unica che ad oggi conosciamo): al posto di una giacenza di 45 giorni del proprio film in sala – quella che sembra essere la cifra standard nell’era post pandemica – Nolan avrebbe ottenuto 90 o probabilmente 120 giorni di permanenza del suo futuro film su Oppenheimer in sala. Del resto i suoi ultimi nove film – tutti sotto il marchio Warner – sono stati dei clamorosi successi al box office.

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‘Dune’ di Denis Villeneuve è uno spettacolo. E va visto in una sala cinematografica

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