Non è passata nemmeno una settimana dal suono della prima campanella e la didattica a distanza o didattica integrata digitale, che dir si voglia, è ricomparsa nella scuola da Nord a Sud. Le regioni con il maggior numero di segnalazioni sono Lombardia, Trentino Alto Adige e Lazio. Per ora si tratta di circa di mille studenti che sono stati costretti a far lezione da casa a seguito della scoperta di un caso di positività. L’auspicio del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di mandare in soffitta la scuola online, quindi, non si è avverato. Molti bambini e ragazzi non hanno fatto in tempo nemmeno a conoscere tutti i loro insegnanti perché hanno dovuto nuovamente fare i conti con la pandemia.

In Alto Adige, dove la scuola è cominciata il 6 settembre, 35 classi sono finite in quarantena mentre sono una settantina i casi di positività. Un numero da considerare insieme all’alto tasso di docenti no vax registrato nelle scuole di lingua tedesca. La prossima settimana, oltre ai test salivari a campione disposti a livello nazionale, partirà anche lo screening a tappeto con tamponi nasali in tutte le classi. La partecipazione è volontaria, ma in caso di un compagno positivo solo i non testati finiranno in dad, mentre gli altri alunni resteranno in presenza.

Lezioni domestiche anche a Milano per 37 classi. All’istituto alberghiero “Carlo Porta” una classe da mercoledì è a casa per un caso di Covid. A casa per lo stesso motivo alcuni bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia, dove le lezioni erano riprese il 3 settembre. Anche in Emilia Romagna, a Vignola (Modena) in una classe di prima media i professori hanno dovuto sospendere le lezioni per un caso confermato di Covid che ha costretto tutti i compagni della sezione a tornare in dad.

A Roma le classi in quarantena sono circa 50. La fotografia arriva dall’Associazione nazionale presidi. L’Asl ha mandato in isolamento fiduciario la sezione C della scuola “Amendola” ad Ostia. In corso di verifica altri due casi, uno in una materna e un altro in una secondaria. Ancora due ammalati a Roma Est. Sono passati online anche una classe dell’istituto comprensivo “Falcone e Borsellino” e una del liceo “Mamiani”. E a lanciare l’allarme è Mario Rusconi, dell’Anp Lazio: “Abbiamo ancora classi pollaio con 27 e in alcuni casi fino a 31 alunni. Il contagio appare inevitabile. Si pensi a quello che potrà accadere tra qualche mese con l’arrivo dell’inverno”. Un caso si è registrato anche a Ussana, in Sardegna. Un’intera classe della primaria è già in quarantena al secondo giorno di scuola a causa di un bambino che potrebbe essere positivo. La notizia è stata confermata dal sindaco del paese.

La situazione preoccupa in primis presidi e professori ma anche le famiglie. In caso di positivo in classe, gli studenti vaccinati compagni di un ammalato devono restare a casa per sette giorni e poi sottoporsi al tampone: se negativo, possono tornare a scuola. Chi non è vaccinato (tutti quelli sotto i 12 anni) deve stare in quarantena dieci giorni e fare un tampone, anche in questo caso, prima di rimettere piede a scuola. Gli insegnanti, invece, non devono fare alcuna quarantena perché non sono considerati contatto stretto. Mentre l’alunno positivo rientra a far lezione in presenza dopo l’esito negativo del tampone molecolare fatto al decimo giorno della comparsa della positività o dei sintomi che devono essere assenti per almeno tre giorni. Se il test, dovesse risultare ancora positivo, va ripetuto dopo sette giorni. L’isolamento si può interrompere solo dopo tre settimane. Un procedimento che costringe i dirigenti scolastici ad adottare una didattica mista prevedendo la dad per chi resta a casa di più e la presenza per i compagni che rientrano. Intanto un sondaggio svolto da “ScuolaZoo” su 50mila studenti tra i 14 e i 19 anni rivela che l’ 11% non ha avuto un rientro al 100% in presenza; il 9% ha un orario che prevede uno o più giorni di didattica a distanza e nel 51% dei casi si tratta di misure di lungo periodo (che valgono per tutto l’anno).

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