A 17 giorni dal voto in Germania, la procura di Osnabruck ha ordinato di perquisire nell’ambito di un’indagine per sospetto riciclaggio il ministero delle Finanze guidato dal candidato alla cancelleria per i socialdemocratici Olaf Scholz. La misura ha riguardato anche un altro dicastero a guida Spd, quello della Giustizia. E anche se il candidato cancelliere dei socialdemocratici, da settimane ampiamente in testa nei sondaggi, non è affatto coinvolto nell’inchiesta, il momento è quanto meno “inopportuno“, come ha titolato la Sueddeutsche Zeitung sollevando dubbi sulla tempistica del provvedimento.

Giustizia a orologeria, come si direbbe in Italia? Scholz ha sottolineato che il procedimento, che colpisce l’ufficio centrale per le indagini sulla transazioni finanziarie con sede a Colonia accusato di non aver reagito alle indicazioni fornite da alcune banche su sospetti di riciclaggio per milioni di euro, è aperto da molti mesi. Il ministero si è comunque messo a completa disposizione: “Piena collaborazione con la magistratura”, ha reagito il vice cancelliere, aggiungendo che nessun collaboratore del palazzo è oggetto delle indagini. L’inchiesta è partita nel 2020 da una segnalazione di attività sospetta effettuata da una banca su pagamenti verso l’Africa superiori al milione di euro. La denuncia, pervenuta alla Uif, “non è stata trasmessa all’autorità giudiziaria”, il che ha impedito “di bloccare questo pagamento”. Secondo l’accusa, questa operazione “ha avuto come sfondo il traffico di armi e droga, nonché il finanziamento del terrorismo“. Ora la Giustizia vuole “verificare – afferma la Procura – se, ed eventualmente in che misura, i vertici dei ministeri siano stati coinvolti nelle decisioni della Uif”.

La notizia ha naturalmente alimentato lo scontro elettorale: la Frankfurter Allgemeine Zeitung, giornale vicino ai conservatori, ha sostenuto come Scholz “abbia comunque una responsabilità”, in quanto capo del dicastero, sulle azioni contro il riciclaggio. E il liberale Christian Lindner, che il vice cancelliere ha definito “affidabile” in vista di un eventuale coalizione con l’Fdp, gli ha rimproverato di “non avere sotto controllo la sua attività”. Sull’altro fronte il candidato dell’Unione Armin Laschet ha ottenuto a Berlino il pieno sostegno del Partito popolare europeo, con l’appoggio di Sebastian Kurz, e Manfred Weber, arrivati nella capitale tedesca per parlare del futuro dell’Europa. A introdurre i lavori Angela Merkel, per la quale “il conteggio dei voti si fa il giorno delle elezioni” ed “Era chiaro a tutti che dopo 16 anni non si sarebbe arrivati in modo automatico o senza sforzi alla cancelleria”.

“Non è indifferente chi governerà la Germania per il futuro dell’Ue – ha detto dal canto suo il cancelliere austriaco – La direzione che prenderà Berlino sarà decisiva. Una coalizione di sinistra porterebbe ad un’altra Germania e a un’altra Europa. Sono sicuro al 100 per cento che Laschet sia il cancelliere giusto”. Più imbarazzato l’intervento del capogruppo del partito nell’europarlamento Weber, il quale in conferenza stampa all’Hotel Intercontinental ha dovuto rispondere ai giornalisti dell’ennesima provocazione arrivata dal suo partito, la Csu bavarese. Il segretario generale Markus Blume ha infatti affermato allo Spiegel che “è chiaro che i conservatori starebbero meglio con Markus Soeder candidato”. E questo proprio nelle ore in cui il leader bavarese indicava la convention politica del weekend come decisiva per il voto del 26 settembre: sabato Laschet sarà infatti nella tana dei leoni, fra i tanti cristiano sociali che volevano il loro leader candidato. E l’incontro non si annuncia facile: per il Forsa l’Unione Cdu-Csu è crollata al 19% contro l’Spd attestato al 25%. “Cdu e Csu sono sulla stessa barca. Vogliamo tutti questo successo. E vinceremo anche”, ha replicato Weber.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

L’Egitto e la guerra al terrorismo interno. Il rapporto di Human Rights Watch: “Esecuzioni sommarie, morti dopo l’arresto, atti falsificati”

next
Articolo Successivo

11 settembre, vent’anni dopo – Ali Soufan: “Dopo due decenni di guerra siamo al punto di partenza. E oggi la situazione è ancora più instabile”

next