Mancanza di “correttezza e diligenza” professionale e “gravi scorrettezze” verso i colleghi. Queste le contestazioni per i giudici di Verbania, che si sono occupati della strage sulla funivia Stresa-Mottarone, in cui lo scorso 23 maggio hanno perso la vita 14 persone. La Procura generale della Cassazione ha comunicato l’azione disciplinare a Luigi Montefusco, presidente del Tribunale, e alla giudice per le indagini preliminari Donatella Banci Buonamici, già sostituita a giugno – dallo stesso Montefusco – per le polemiche sulla mancata convalida del fermo dei tre principali indagati: ne aveva infatti scarcerati due, mandando il terzo agli arresti domiciliari.

Ai due giudici sarebbe contestata a vario titolo – riferisce il quotidiano La Stampa – una “grave inosservanza” delle regole organizzative stabilite dal Consiglio superiore della magistratura (Csm). Ma anche l’assenza di “correttezza e diligenza” professionale e “gravi scorrettezze” verso gli altri giudici, con conseguente “lesione del principio costituzionale del giudice naturale – garanzia di imparzialità e competenza nel giudizio durante il processo – e danno grave all’immagine dell’ufficio“.

Le accuse si riferiscono all’iniziale esonero dai nuovi fascicoli sulla funivia di un’altra giudice, Elena Ceriotti da parte di Banci Buonamici. La gip se li sarebbe infatti autoassegnati, fino a quando Montefusco non glieli avrebbe sottratti, per affidarli – a giugno – proprio a Ceriotti. Dopo la decisione della giudice – motivata dall’assenza di un reale pericolo di fuga – di non convalidare l’arresto di Luigi Nerini, proprietario della società che gestiva l’impianto della funivia, ed Enrico Perocchio, il responsabile della sicurezza della struttura. I due indagati erano quindi erano tornati in libertà, mentre Gabriele Tadini, l’uomo che avrebbe ordinato l’installazione dei famigerati “forchettoni” era rimasto agli arresti domiciliari.

Agli atti – prosegue il quotidiano torinese – ci sono mail, conversazioni e chat relative alla vicenda, che getterebbero una nuova luce sui primi atti della magistratura. Il presidente del Tribunale avrebbe infatti intimato alla gip di non accogliere l’istanza degli indagati, “anche per sottrarla a facili accuse di protagonismo” e a ponderare tutti gli effetti, anche personali, delle decisioni. L’avrebbe poi invitata a “spogliarsi del fascicolo“. Richieste entrambe respinte da Banci Buonamici. Nel materiale raccolto dalla Procura ci sarebbero anche riferimenti a imprecisati soggetti, estranei all’ufficio, che pure avrebbero sollecitato prudenza.

Ora i due incolpati potranno depositare memorie e documenti, indicare testimoni e farsi interrogare. A quel punto la Procura della Cassazione potrà archiviare le accuse o mandarli a processo davanti al Csm. Alle domande de La Stampa, nessuno né Montefusco né Banci Buonamici hanno voluto commentare. È stata la ministra della Giustizia Marta Cartabia a promuovere l’azione disciplinare. Al centro della contestazione disciplinare, la violazione delle regole tabellari, cioè delle norme sull’organizzazione degli uffici giudiziari e la distribuzione dei fascicoli ai singoli giudici secondo criteri predeterminati. Violazione che è fonte di responsabilità disciplinare in quanto lesiva del principio costituzionale del giudice precostituito per legge, e che era stata riscontrata anche dal plenum del Csm. A fine luglio l’assemblea di Palazzo dei marescialli aveva infatti approvato una delibera con cui, proprio da questo punto di vista, bocciava sia la revoca del fascicolo a Banci disposta da Montefusco sia l’atto con cui in precedenza la magistrata si era autoassegnata anche l’incidente probatorio.

Intanto le indagini proseguono. La cabina della funivia del Mottarone precipitata lo scorso 23 maggio dovrà essere rimossa entro il 15 ottobre. Lo hanno stabilito periti e legali nel confronto di oggi in tribunale a Verbania. La testa fusa rimasta infilzata in un albero sarà invece rimossa dai vigili del fuoco lunedì 13 settembre.

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