Finora ha fatto rumore la sua semplice firma all’appello dei 600 professori universitari contro il green pass per assistere alle lezioni o sostenere gli esami. Ora, attraverso il Corriere della Sera, il professor Alessandro Barbero – medievista, ordinario all’università del Piemonte Orientale, mito della divulgazione storica sul web e in tv, da Quark a RaiStoria – spiega la sua posizione sulla certificazione verde. Da vaccinato, innanzitutto: “Qualcuno mi presenta come una specie di superstizioso fanatico contrario ai vaccini – dice nell’intervista – Ma nell’appello che ho firmato non si parla affatto dell’utilità dei vaccini, anzi si dice chiaramente che molti dei firmatari sono vaccinati, me compreso. Il problema che mi preoccupa è l’obbligo del green pass per gli studenti che dopo aver pagato fiori di tasse universitarie sono esclusi dalle lezioni se non hanno il certificato”. La posizione di Barbero, tuttavia, non si limita all’ambito scolastico e universitario, ma anche al mondo del lavoro: “Non si tratta di essere indifferenti alla sicurezza di chi lavora – spiega – ma ci sono misure umilianti di cui è impossibile vedere l’utilità: penso a quegli operai o poliziotti che non possono mangiare in mensa seduti accanto ai colleghi, con i quali, però, hanno lavorato fianco a fianco fino a un minuto prima”. Resta in piedi qualche obiezione: quale potrebbe essere l’alternativa, se è vero che l’obbligo vaccinale, concretamente, soprattutto in alcuni contesti, sarebbe complicato da verificare? Barbero spiega che ha ritenuto necessaria la sua presa di posizione anche per “preoccupazione e indignazione” che ha visto tra i suoi studenti. “Tanti colleghi hanno una posizione diversa, compreso il rettore della mia università, e fanno bene a esprimerla pubblicamente: l’università è appunto il posto in cui si cerca la verità senza pretendere di averla già in tasca, e si affrontano i dubbi, anziché tacitarli”. Insulti? “Pochissimi”. Ma “lettere di gente che si dice delusa e non capisce, parecchie” e “tante di persone che mi ringraziano, e non di barbari superstiziosi, ma di persone di tutti i generi, compresi colleghi specialisti di medicina e giurisprudenza”.

Il punto, insomma, sono la tutela dei diritti e la mancanza di assunzione di responsabilità della politica, del governo per meglio dire, che scarica addosso a studenti e lavoratori il peso di una scelta che è individuale ma che con il green pass rischia di portare a discriminazioni: questo è il ragionamento di Barbero. “Il governo – dice – ritiene di poter togliere alla gente diritti fondamentali, neppure civili o politici, ma umani, come quello di accedere a un ospedale o a una lezione universitaria e considera la cosa irrilevante, tanto da non far sentire una parola per dire almeno che è preoccupato e dispiaciuto di doverlo farle, e senza prendersi la responsabilità di rendere obbligatorio per legge il vaccino, misura con cui io, sia pure non senza dubbi, alla fine sarei d’accordo”.

Di tutto questo, lamenta Barbero, nell’opinione pubblica non si parla: “Vivere in un Paese in cui non si può salire su un treno o entrare in un ufficio pubblico o andare all’università se non si possiede un pezzo di carta che però – per carità! – non è assolutamente obbligatorio, è surreale e inquietante. Chi si preoccupa di questa violazione dei diritti magari esagera e io sarei ben contento di discutere con chi pensa che nella situazione che stiamo vivendo si tratti di preoccupazioni astratte. Invece tutto questo avviene senza un dibattito pubblico equilibrato, e in mezzo alla canea degli insulti da una parte e dall’altra, e questo è addirittura terrificante“.

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