Un “tappeto” di barche in uno dei posti più belli del mondo. Il video sta facendo il giro del web. Siamo nel Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, in Sardegna, nel quadrato di mare di “Porto Madonna”, un’insenatura che si crea grazie alle tre isole circostanti: l’isola di Santa Maria, l’isola di Razzoli e la celebre isola di Budelli, quella della spiaggia rosa. Il parco è piuttosto antico. È nato nel 1994 e protegge, lungo 180 chilometri di costa, oltre 20mila ettari tra zone di terra e di mare.

Il video è partito da un account privato su twitter ed è rimbalzato su Instragam grazie alla condivisione della testata L’Unione Sarda. Non appena è arrivato sul web, ha riscosso centinaia di commenti: c’è chi gioisce per l’ottima ripresa dell’economia del turismo e c’è chi inorridisce per il delicato ambiente marino, messo così sotto pressione dalle decine e decine di imbarcazioni.

La veduta aerea è schiacciante. Non si vedono canoe, sup o piccole barche a vela. Ma come ci conferma un abitante del posto, “qui ci sono prevalentemente barche a motore, dai gommoni ai super yacht lunghi decine di metri” e, aggiunge, “la situazione è così ogni estate, non è un problema dell’agosto 2021”. In effetti, dai cittadini di La Maddalena, nel 2019 era partita una raccolta firme con tanto di lettera indirizzata a Mattarella e all’ex Ministro dell’Ambiente Sergio Costa per chiedere che si intervenisse. E nel 2015, come dimostra la foto in copertina (sulla sinistra del collage) a paragone con uno screen del video virale del 2021 (foto sulla destra), la situazione era pressoché la stessa. La lettera del 2019 non parlava di blindare l’area bensì di regolarne i flussi. Appello che si direbbe sia rimasto inascoltato.

A oggi a Porto Madonna non ci sono limiti né sul numero di accessi né sulle dimensioni delle imbarcazioni. Si paga un ticket commisurato al tipo di natante, come si evince dal sito, col quale si ha diritto a navigare, ormeggiare, ancorare e sostare entro i 300 mt dalla costa rispettando le regole del parco. Trovandoci a un passo dalla Costa Smeralda, è difficile pensare che il portafogli sia un deterrente per contenere l’affluenza. Qui si vedono gli yacht dei super vip, quelli di attori e calciatori. E anche il flusso di turisti giornalieri, trasportati dai battelli alle spiagge del parco, ha numeri da capogiro. Dal sito “Marine Traffic” si può vedere che l’area circostante il parco nazionale è una delle zone più trafficate di Italia.

Il presidente del Parco nazionale di La Maddalena, Fabrizio Fonnesu, condivide le preoccupazioni dei cittadini: “Non posso negare che quanto si veda nel video sia impattante per l’ambiente – dichiara a Ilfattoquotidiano.it – La situazione Covid di questi due anni ha generato un forte aumento del turismo e delle attività nautiche nell’Arcipelago. La governance del Parco è consapevole di queste criticità e si sta attivando per trovare una soluzione che concili turismo e ambiente”.

Il problema sembrerebbe tutto burocratico: “Non si può stabilire un numero chiuso dall’oggi al domani – spiega -servono dati scientifici per stabilirlo e non è una decisione che possiamo prendere da soli come parco nazionale, gli attori chiamati ad esprimersi sono tanti come la Regione Sardegna con diversi assessorati, la Capitaneria, la provincia di Sassari, il comune di La Maddalena”.

La situazione è difficile perché “l’assenza di un Piano del parco e di un Piano socio-economico non hanno permesso di prendere una decisione a riguardo”. Tuttavia, sembrerebbe che “assieme all’attuale amministrazione comunale il parco sta procedendo alla realizzazione di un Piano socio economico che permetterà di avere un quadro delle attività turistiche sostenibili che opereranno all’interno dell’area”.

Ad ogni modo sembrerebbe che tale affollamento di barche abbia i giorni contati: “Per la stagione estiva 2022 dovremo riuscire ad ottenere tutte le concessioni necessarie per creare le infrastrutture adeguate a contingentare il sito – dichiara Fonnesu – grazie ai ricercatori dell’Università di Cagliari, dell’Ispra e del Cnr abbiamo iniziato due anni fa una collaborazione per definire la reale capacità di natanti che la zona può sopportare affinché sia minimizzato l’impatto di ancoraggi indiscriminati sulle foreste di posidonia oceanica”.

È ancora tutto in corso, ma il presidente rivela qualche anticipazione: “Prevediamo di bandire gli ancoraggi in tale sito e delimitare l’area con un centinaio di boe intelligenti, stabilendo turni di sosta per la balneazione della durata di quattro o cinque ore ciascuno”. E riguardo ai numeri: “Probabilmente si parlerà per Porto Madonna di 120 boe che garantiranno, grazie alla turnazione, una rotazione di circa 400 imbarcazioni al giorno”.

Mentre sul fronte dei super yacht, Fonnesu commenta: “Il campo boe sarà strutturato per contenere differenti tipologie di imbarcazioni ma dalla lunghezza massima di 40 metri, i mega yacht potranno invece ancorare fuori dall’area interessata, su profondità di 45-50 metri che non costituiscono un pericolo per la posidonia oceanica”.

Il Parco nazionale di La Maddalena pur non essendo un’area marina protetta, oltre alla parte di terra, protegge più di 15mila ettari di mare, di cui circa 10 ettari sono identificati come zona MA ossia a protezione integrale. Nelle aree MA è vietata la navigazione, l’accesso, la sosta e l’ancoraggio. Per quanto riguarda l’area di Porto Madonna la governance del parco non ha intenzione di trasformarla in zona MA: “Siamo favorevoli alla fruizione controllata ma non alla completa chiusura dell’area”, afferma il presidente.

Sui turisti giornalieri Fonnesu continua: “Nel piano di gestione rientrerà anche una regolamentazione di tali flussi, ma occorrerà aspettare il completamento dell’iter approvativo del Piano, all’incirca un anno e mezzo, due anni”. Certo che quando saranno in vigore i divieti, resterà – come sempre – il problema di farli rispettare: “Sono soltanto due i parchi nazionali, quelli storici, che godono di guardie interne al parco, noi ci affideremo alla Capitaneria di porto per la zona mare e alla Guardia forestale per quella di terra, ma è chiaro che tra antincendio e soccorso a mare non potranno essere sempre presenti nel vigilare, in termini ambientali, un parco così vasto”.

Nel video virale del web si vedono le “chiazze scure” che corrispondono alle praterie di Posidonia oceanica, una specie vegetale protetta da accordi internazionali e di primaria importanza per gli ecosistemi marini, ma il presidente rassicura: “Con il divieto di ancoraggio e un adeguato campo boe intelligente potremmo finalmente garantire il benessere di questa straordinaria pianta”.

Che a Porto Madonna ci sia un cambio di marcia lo chiede urgentemente anche Matteo Vacchi, geomorfologo costiero di fama internazionale, oggi ricercatore all’ateneo di Pisa e con alle spalle uno studio dell’evoluzione a medio-lungo termine delle coste dell’arcipelago: “L’area è in grandissima sofferenza, è oggetto di forti erosioni – spiega – le piccole spiagge di Porto Madonna non sono alimentate da fiumi e sono molto dipendenti dai depositi biogenici che derivano soprattutto dal buon stato delle praterie di Posidonia”. E parlando a Ilfattoquotidiano.it aggiunge: “Le spiagge si sono conservate nei millenni perché al riparo dal moto ondoso”, quindi, “l’idrodinamismo anomalo creato dal forte flusso di natanti è un problema per il loro mantenimento”. Dai suoi studi Vacchi ha misurato che “la spiaggia di Cavaliere in 2500 anni è sempre avanzata, mentre in questi ultimi quarant’anni le foto storiche mostrano una preoccupante inversione di tendenza”.

Per il ricercatore il progetto di boe è un’ottima notizia ma avverte: “Serve un attento monitoraggio o sarà inutile”. Certo che non c’è solo la posidonia. Ci sono le tartarughe caretta, periodicamente trovate ferite nella zona, i cetacei e un possibile ritorno della foca monaca. E oltre agli ancoraggi, la nautica a motore crea disturbo acustico, inquinamento dell’aria, pericolo per gli scarichi. Se questo sembra un primo passo, è anche vero che non tutti i parchi e le aree marine stanno vincendo la scommessa di educare a uno sviluppo sostenibile, a un turismo lento, esperienziale, fatto di canoe, sup e vela, almeno nelle aree più fragili. E la partita, spesso, si gioca ancora basandosi sul male minore e sui compromessi.

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