Tutto l’Occidente, a cominciare dal nostro ministero degli Esteri si sta mobilitando ad evacuare i propri connazionali dal suolo afghano. La mossa è la conseguenza della straordinaria velocità di acquisizione di città da parte dei Taliban conclusasi con la recente conquista di Kabul e la nascita dell’Emirato Islamico. Una offensiva quella dei Taliban che ha trovato da subito una strada spianata con le forze militari afghane arresesi facilmente, cedendo al nemico e dimostrando l’inefficacia dei miliardi spesi dalla Nato per formarli.

Inoltre, la decisione del ritiro delle truppe della coalizione dall’Afghanistan è arrivata nel periodo peggiore, quello estivo e dei combattimenti. Come sottolineato dal nostro generale Giorgio Battisti, per intenderci il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan, proprio in questo periodo si scioglie la neve sui passi che collegano Afghanistan e Pakistan, così si possono riprendere i collegamenti per il rifornimento di munizioni e il movimento di uomini e così via. Per capire ancor di più il fallimento degli Usa e della Nato in Afghanistan basta riprendere il libro straordinariamente documentato di Craig Whitlock “Afghanistan Papers” che contiene interviste a più di mille partecipanti alla guerra. Un trilione di dollari americani sono scomparsi nell’etere!

Una curiosa scoperta in questa analisi completa ci racconta che all’inizio della guerra le truppe americane dovevano portare il bucato in Uzbekistan, poiché non c’erano strutture in Afghanistan, mentre la base di Bagram presto avrebbe sfoggiato un centro commerciale e un concessionario Harley-Davidson. Un intervistato osserva che la disavventura degli Stati Uniti sarebbe potuta finire in poche settimane se fossero stati intrapresi negoziati diretti con i Taliban. Secondo questo autorevole resoconto, la guerra in Afghanistan è stata un colossale fallimento.

Nell’analisi si legge che l’invasione americana dell’Afghanistan ha dato luogo a un coacervo di verità, deliberatamente fabbricate e addomesticate per compiacere l’amministrazione americana di turno. Tutte le amministrazioni succedutesi in vent’anni ne sono state responsabili: Bush, Obama, Trump. Tutte hanno nascosto la verità per decenni. Le bugie più letali sono state dunque quelle ufficiali.

“Stiamo prevalendo”, si diceva; l’esercito e la polizia afghana “continuano a mostrare grandi progressi ogni giorno”. Parole del responsabile americano dell’addestramento afghano, il generale Robert Durbin, pronunciate il 9 gennaio 2007. Insomma l’esercito regolare afghano era padrone del suo destino, in grado di fronteggiare chiunque mentre i Taliban erano in affanno.

Ancora il generale Macaffrey passò un suo rapporto al capo del Pentagono, Donald Rumsfeld e ai Capi di Stato Maggiore, con questo avvertimento: “Nei prossimi 24 mesi andremo incontro a sorprese assai spiacevoli. Tutta la leadership nazionale afghana è terrorizzata dal fatto che noi ce ne usciamo in punta di piedi dall’Afghanistan nei prossimi anni – lasciando la Nato con il cerino in mano – e che l’intera situazione precipiti nel caos”.

I Taliban dopo aver messo in fuga il presidente Ghani e dopo essersi insediati nel palazzo presidenziale di Kabul si aspettano il passaggio completo del potere nelle loro mani. Il probabile futuro presidente il mullah Abdul Ghani Baradar, già fondatore del gruppo e sodale dello storico leader mullah Omar, liberato circa tre anni fa da una prigione pakistana su richiesta degli Stati Uniti, si è complimentato con le sue milizie per l’importante vittoria.

Lo Stato fallito afghano, come più volte l’ho definito in questo blog, potrà continuare ad assicurare un nascondiglio a gruppi terroristici, grazie ai Taliban esportare grandi quantitativi di oppio ed eroina, dinanzi agli occhi degli Stati Uniti, andati a combattere gli stessi uomini che avevano armato, addestrato e formato nelle scuole coraniche, in piena guerra fredda, quando all’epoca bisognava annientare il nemico russo.

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