Gli uomini vicini al presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, sono finiti sotto indagine da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta per la propaganda in contrasto con le evidenze scientifiche portata avanti nei mesi della pandemia di coronavirus. Dai messaggi contro le mascherine alle dichiarazioni a sostegno di cure inutili o dannose, come quella con l’idrossiclorochina, il “gabinetto dell’odio”, come è stato ribattezzato, dovrà rispondere di fronte all’assemblea delle accuse di aver diffuso fake news, condizionando il comportamento della popolazione nel contrasto al Covid-19.

Appena tre giorni fa, era stato lo stesso presidente Bolsonaro a finire nel registro degli indagati della Corte Suprema federale con l’accusa di omissione d’atti d’ufficio per aver “coperto il sistema di tangenti dietro all’acquisto del vaccino anti-Covid”. La Cpi, ha spiegato il suo presidente Omar Aziz in un’intervista al quotidiano O Globo, ha già identificato otto persone vicine al presidente, compreso il figlio secondogenito Carlos, che sarebbero dietro alla diffusione sui social di messaggi contro le mascherine e a favore dell’idrossiclorochina invece che dei vaccini. La Cpi intende occuparsi anche di influencer e altre personalità del web che hanno diffuso fake news sulla pandemia, delle piattaforme che le hanno veicolate e dei falsi profili sui social che le hanno rilanciate.

Fra loro anche Olavo de Carvalho, scrittore e sedicente filosofo, sostenitore di teorie complottiste e considerato il guru ideologico del presidente populista di estrema destra brasiliano. Le indagini non intendono trascurare nemmeno l’aspetto finanziario, andando a scavare sui guadagni derivanti dalla diffusione sul web di bufale sul coronavirus.

Alla notizia delle indagini, la famiglia Bolsonaro è passata al contrattacco, accusando la Corte di voler prendere di mira il presidente. La Commissione cerca di “criminalizzare l’opinione delle persone”, ha tuonato il figlio maggiore, Flavio, parlando di attacco alla “libertà di espressione”.

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