Vaccinare subito tutte le persone che possono farlo. E cioè anche tutti i minori fino ai 12 anni. È la linea di Guido Rasi, professore ordinario di Microbiologia dell’Università di Roma Tor Vergata, ex direttore dell’Ema, e consulente per l’emergenza del generale Francesco Paolo Figliuolo. “Per la scienza ora vale la pensa fare il vaccino fino ai 12 anni – dice in un’intervista a La Stampa – e poi probabilmente si scenderà a sei”. Nonostante in molti non siano concordi, non solo leader politici ma anche esperti di altri Paesi, come Gran Bretagna e Germania, Rasi sottolinea: “Qualche leader esita pure a vaccinarsi, mentre aiuterebbero i buoni esempi. In ogni caso per la scienza fino a 12 anni i bambini vanno vaccinati”. Nonostante infatti “la convenienza non sia immediata”, specifica l’esperto, “ci sono rari casi pediatrici gravi“. Ma non solo. “La variante Delta tra i 10 e i 30 anni sta creando qualche problemino – continua – E poi c’è la questione della protezione di massa: non possiamo permetterci che il virus continui a circolare tra i ragazzi“.

Una posizione in linea con quella del presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, che pochi giorni fa, in un’intervista al Fatto.it, raccomandava l’immunizzazione degli under 15. Per il coordinatore del Comitato tecnico scientifico: “Vaccinare la fascia adolescenziale e, quando i vaccini saranno approvati sotto i 12 anni, anche i bambini più piccoli risponde compiutamente a un profilo etico di tutela del singolo. Nessuno, quindi, abbia esitazione ad aderire alla campagna vaccinale in corso nel Paese”.

Secondo Rasi, inoltre, “serve un piano nazionale” per monitorare l’andamento della vaccinazione “in previsione del calo dell’immunità e di nuove varianti: chi è coperto e con quante dosi, da quanto tempo e con quali risultati”, insiste il professore, che pone l’accento soprattutto sul monitoraggio degli italiani e di come questi “reagiscono alla vaccinazione”. Una terza dose di massa? Secondo il consulente del generale, “non ha senso”, ma potrebbe “servire per immunodepressi e anziani“, dice ancora al quotidiano torinese. Ma l’attenzione è anche al presente. Non solo ai più piccoli, ma anche a quel “6 per cento di persone che non rispondono alla copertura”.

Altro punto è quello dell’obbligo vaccinale, da introdurre, secondo l’esperto “per tutti coloro che sono esposti al pubblico”. “Un provvedimento necessario anche per diminuire i contagi e i ricoveri”. E sul tema del green pass, dibattuto in questi ultimi giorni, Rasi prosegue: “È giusto estenderlo il più possibile per contrastare la variante Delta – spiega – Ci sono però 4 milioni di guariti che fanno fatica a ottenerlo mentre lo meriterebbero anche senza vaccinazione”. Quindi conclude: “Nei prossimi mesi bisognerà vedere quanti non vaccinati rimarranno, quanto si ammaleranno e quanto aiuteranno la circolazione del virus. E sperare non producano una variante resistente ai vaccini, di fatto un nuovo virus. Sarebbe l’unico caso in cui servirebbe una nuova vaccinazione di massa, ma personalmente non credo a questo scenario”.

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