“Questo sarà un governo ambientalista” aveva detto il presidente del Consiglio Mario Draghi quando intervenne nel primo consiglio dei ministri, il 13 febbraio. Sì, ma piano con le parole: ambientalista sì, ma fino a un certo punto. E anche sul Green deal giorno dopo giorno c’è sempre un pezzo di verde che non va: ieri la lotta alla plastica, oggi la lotta alle emissioni, domani chissà. La transizione ok, ma col freno a mano tirato. Inevitabilmente il protagonista di queste frenate in derapata è chi “vigila” sul tema, il ministro Roberto Cingolani titolare della debuttante delega alla Transizione Ecologica. Fu la nascita di quel ministero a determinare il “dentro o fuori” del M5s dal governone Draghi. Si mosse direttamente Beppe Grillo per ordinare il “dentro”, proprio perché sarebbe stato creato quel ministero. E, pare, anche un po’ perché c’era Cingolani. Parola di Draghi consegnata come le cose sante a Grillo.

Così come successo con la plastica, quando tutto il mondo politico scoprì all’improvviso (fingendo) quello che era stato deciso anni prima sulla lotta al monouso che disastra i mari di tutto il mondo, ed è successo di nuovo venerdì con le emissioni, quando Cingolani si è fatto portavoce del settore automobilistico di lusso della Motor Valley rappresentato in forma simbolica in particolare dalla Ferrari. “In questi giorni stiamo parlando con il settore automotive – ha spiegato il ministro parlando al seminario estivo della Fondazione Symbola – C’è una grandissima opportunità nell’elettrificazione. Ma ieri è stato comunicato dalla Commissione Ue che anche le produzioni di nicchia, come Ferrari, Lamborghini, Maserati, McLaren, dovranno adeguarsi al full electric entro il 2030. Questo vuol dire che, a tecnologia costante, con l’assetto costante, la Motor Valley la chiudiamo“. Tradotto: c’è troppo poco tempo per adeguare il settore automobilistico di lusso all’abbattimento delle emissioni. Solo che una cosa del genere dovrebbe dirla il portavoce della Ferrari, non il ministro della Transizione ecologica.

Anche perché su questa storia, in particolare, si allunga l’ombra di un macigno: il fatto che Cingolani sollevi un problema della Ferrari di cui è stato fino a pochi mesi fa amministratore non esecutivo e membro del comitato di governance e sostenibilità del cda. Più chiaramente: Cingolani ha lasciato quell’incarico il 16 febbraio proprio perché chiamato da Draghi nella squadra di governo. Per inciso, e per chiudere il cortocircuito che rappresenta bene questioni come queste, le sue dichiarazioni, registrate dall’Ansa e pubblicate anche nelle pagine di settore del Corriere.it, sono state rilanciate con grande evidenza il giorno dopo da Repubblica, che come sanno tutti è di proprietà del gruppo Fca che quindi possiede anche Ferrari: un’apertura di pagina che per ironia involontaria arrivava proprio dopo 4 pagine sull’alluvione in Germania, catastrofe meteo ricondotta dagli esperti proprio al surriscaldamento climatico contro cui sono pensate le norme Ue che Cingolani dovrebbe tutelare. E che invece contesta.

Non è la prima volta. La cronaca degli ultimi mesi racconta che Cingolani vigila sulla transizione, sì, ma apparentemente a favore di chi dovrebbe cambiare passo – come usano dire gli sponsor di Draghi – cioè il mondo dell’impresa. E spesso sembra scambiare la propria delega con quella dello Sviluppo economico, visto che a volte sembra superare sul tema lo stesso Giancarlo Giorgetti. Un esempio? Sulla questione della Motor Valley il leghista ha espresso lo stesso concetto di Cingolani ma con un tono molto più neutro: “Ci sono settori a rischio morte, è una sorta di eutanasia decisa”. Il tutto mentre il ministro della Transizione energetica definisce la medesima transizione energetica come un possibile “bagno di sangue”. In che senso? “Per cambiare il nostro sistema e ridurre il suo impatto ambientale bisogna fare cambiamenti radicali che hanno un prezzo. Di conseguenza dovremo far pagare molto la CO2 con conseguenze, ad esempio sulla bolletta elettrica”, diceva alla Stampa, altro quotidiano di proprietà Fca. Erano i giorni in cui Grillo aveva accennato alcune critiche nei suoi confronti. E lui aveva replicato: “Sono un tecnico scelto dal presidente del consiglio. La politica dà delle priorità, io cerco di assecondarle tutte”. Il problema è che per varare la Transizione ecologica bisogna decidere: dire di sì a tutto, all’elettrico e alle Ferrari da 600 cavalli, non è possibile. Non è transizione green e una presa per i fondelli.

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