È sciopero alla Sogei. La società del ministero dell’Economia partner tecnologico dell’amministrazione finanziaria italiana, “asset principale per lo Stato e fattore abilitante per la modernizzazione della PA”, come recita il sito aziendale, non è paradossalmente riuscito a trovare un accordo aziendale sullo smart working.

La protesta, spiega un volantino, è in particolare proclamata per chiedere, “dopo 16 mesi di lavoro da remoto regolati solamente da direttive aziendali unilaterali, un accordo per la modalità di lavoro in smart working”. Punti essenziali dell’accordo, secondo i lavoratori, avrebbero dovuto essere: il diritto ai buoni pasto; un numero di giorni di smart working variabile da 4 a 12 al mese; il diritto alla “disconnessione anche attraverso l’inibizione dell’accesso ai sistemi aziendali per tutti i dipendenti che non siano esplicitamente autorizzati, nei giorni di sabato, domenica e festivi, oltre che nella fascia oraria dalle 20:00 alle 07:45 del giorno successivo”; il pagamento degli straordinari; un’indennità a copertura delle spese sostenute da casa per lavorare; il “riconoscimento di un importo forfettario a titolo di ristoro per il periodo di smart working semplificato cominciato nel mese di marzo 2020 e a tutt’oggi non regolato da un accordo sindacale”.

La protesta per il mancato accordo è stata accompagnata da un documento di 21 pagine che raccoglie e rielabora alcuni dati tratti dai conti aziendali. “Dal documento risulta come agli ingenti risparmi di bilancio, ottenuti grazie al sacrificio e alla contrazione dei diritti dei lavorator@ (maggiori prestazioni a titolo gratuito, spese per utenze e pasti, costi per trasporti e trasferte, attrezzatura tecnologica per lavorare da remoto) fanno da contraltare i compensi in aumento del top management aziendale (ai limiti superiori di quanto previsto dalla norma per i compensi pubblici) e alcune voci di spesa tanto consistenti quanto difficili da comprendere”, sottolineano le Rsu a corredo del documento.

Nel testo si evidenzia una contrazione dei costi aziendali – tra marzo 2020 e giugno 2021 – di circa 3 milioni di euro tra trasporti, buoni pasto, utenze, trasferte e straordinari. I sindacati interni, di contro, stimano in circa 6 milioni di euro “il maggior valore ricavato dalle giornate in più lavorate dai dipendenti”. Per un totale di 9 milioni di euro, è il ragionamento. “Poter gestire la propria vita lavorando da remoto, in un periodo di pandemia, si può senz’altro considerare un vantaggio – si legge nelle slides – Ma è bene ricordare che che noi lavorator@ a nostre spese abbiamo provveduto a svolgere maggiori prestazioni gratuitamente; connessione internet; hardware in tutto o in parte; utenze; pasti”.

Quindi la stoccata ai manager, che hanno partecipato dei “vantaggi da lavoro remoto ma non solo di quelli”, scrivono le Rsu sottolineando come nel triennio 2017-19 il costo del lavoro pro capite dei dirigenti sia aumentato del 6,75% a fronte di un calo dell’1,01% degli altri dipendenti. E aggiungendo che l’amministratore delegato fresco di riconferma, Andrea Quacivi, che nel 2019 ha percepito un emolumento di 205mila euro, nel 2020 è stato incaricato dal cda di Sogei di guidare anche la partecipata al 40% Geoweb. “Il compenso per tale carica è di 97mila euro. In piena pandemia Sogei non paga gli straordinari ma il suo ad vede aumentare i propri compensi”, commentano i sindacati ricordando che in ogni caso la parte degli emolumenti a carico della finanza pubblica superiore al tetto legale di 240mila euro viene riversata a Sogei.

Quindi una carrellata sulla prima linea dirigenziale, i costi esterni e i requisiti al ribasso per le nuove assunzioni. “Il mondo va in una direzione, l’azienda che fa da traino all’innovazione tecnologica del Paese va dalla parte opposta”, è il commento. “È giusto che un’azienda a capitale pubblico contenga i costi, ma senza che questo deteriori le competenze complessive dell’azienda; costi sacrifici solo ai lavorator@; lasci intatti, anzi aumenti stipendi e privilegi dei top manager”.

Dal canto suo Sogei replica di riconoscere “come legittimo l’esercizio del diritto di sciopero”, ma ritiene che il “mancato accordo sulla negoziazione per l’accordo integrativo sullo smart working, sia dettato da richieste fatte non conciliabili con lo sviluppo dell’azienda secondo i suoi piani di sviluppo e sostenibilità”. La società ricorda di essere “un’azienda pubblica, pertanto abbiamo precisi obblighi e molteplici vincoli in termini gestionali. La nostra azione è sempre improntata al rispetto della normativa a noi applicabile e alle direttive del nostro Azionista”.

Quanto allo smart working “sarà sicuramente un istituto della nostra azienda e sarà costruito con equilibrio, favorendo la vita personale e familiare di tutti noi, nel rispetto degli impegni e degli obiettivi assegnati. L’interruzione della trattativa ci impone di disciplinare l’istituto attraverso un Regolamento Aziendale di prossima pubblicazione“, è la replica della società. Che a proposito dei compensi dei dirigenti precisa che “contenuti nei tetti previsti dal legislatore e, rispetto alle analisi di benchmark retributivi, sono correlate alle responsabilità individuali assegnate e in linea con quelli delle altre aziende pubbliche”. Infine, “nel corso del 2020 non ci risultano risparmi per le tecnologie e strumenti di lavoro per i dipendenti, costi che peraltro sono stati necessariamente incrementati per effetto della pandemia”.

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