Era il 1987. Tra l’8 e il 10 giugno a Venezia si tenne il 13esimo G7. La sede degli incontri fu l’isola di San Giorgio, davanti a Piazza San Marco. Il Gruppo dei Sette era un forum non ufficiale che riuniva i rappresentanti dei più ricchi paesi industrializzati: Francia, Germania Ovest, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, Canada e il Presidente della Commissione Europea. Il muro di Berlino era ancora al suo posto. Quasi tutti i leader sbarcarono nella città lagunare abbastanza indeboliti. A partire dal Presidente degli Stati Uniti, Ronald Regan. Il peso del cosiddetto Irangate lo sentiva tutto. Le indagini di mezzo mondo sulla fornitura segreta di armi a Teheran erano già approdate anche a Venezia sotto il diretto coordinamento del giudice Felice Casson. L’aria era molto tesa, non tanto per le manifestazioni o per la eventuale presenza di Black bloc, ma per le relazioni internazionali tra gli Stati, anche appartenenti alla stessa Nato, assai difficili. Si usciva, o perlomeno si stava uscendo da una zona grigia: la Guerra fredda.

Da oggi, a distanza di 34 anni, a Venezia si apre il G20. I temi sono altri, nonostante la situazione internazionale sia ugualmente minata da una crisi globale, soprattutto finanziaria, causata dall’emergenza sanitaria. In realtà il problema c’era anche prima. Il debito pubblico dei Paesi che si riuniranno è una delle questioni da risolvere e quello italiano è il più ostico. Il governo presieduto da Mario Draghi dovrà fare i conti – in senso letterale – principalmente con la Germania e la Francia. Il vantaggio è che a guidare il vertice sia proprio l’Italia, che presiede il G20 per l’anno in corso, nato nel 1999 per discutere sulle “strategie economiche condivise e coordinate”. Due anni prima del G8 di Genova di cui proprio in questi giorni sono partite le celebrazioni del ventennale. Tra l’altro, nel 1999 era già ampiamente previsto il fallimento del Wto.

A Venezia, però, non ci sarà solo il vertice tra ministri e banche. Il G20 sarà caratterizzato parallelamente dal “Global forum Productivity” (il forum globale sulla produttività). Venerdì 9 luglio ci sarà il simposio sull’International Taxation (tassazione internazionale) per discutere sull’imposta del 15% sui profitti delle grandi multinazionali. Un tema ostico, principalmente per i liberisti. E sabato la conferenza sul clima. Sempre sabato ci sarà la manifestazione preavvisata e concordata con la questura alle Zattere, dove ha sede il centro sociale Sale Doks, che per tutta la durata del G20 ospiterà il social forum, un chiaro parallelo con quello che venne istituito a Genova nel 2001, coordinato da Vittorio Agnoletto. Tuttavia, stando a quanto sostiene anche Tommaso Cacciari, leader dei Centri Sociali del Nordest, il contesto non ha nulla a che vedere con il passato. Infatti, i Black bloc, intesi quali gruppi organizzati che devastarono Genova, non ci saranno. Fonti della questura interpellate da ilfattoquotidiano.it escludono informative che riguardino la loro presenza. La contestazione indubbiamente ci sarà, anche con forme di disobbedienza civile di cui la medesima Questura è già a conoscenza. Gli “Extinction Rebellion”, un movimento internazionale nonviolento, fondato in Inghilterra in risposta alla devastazione ecologica e che chiama alla disobbedienza civile per chiedere ai governi di invertire la rotta sulle scelte che stanno portando verso il disastro climatico, hanno già annunciato che da oggi stesso si faranno notare, pur senza dare precise indicazioni. Ma in città non si respira lo stesso clima di vent’anni fa e nonostante la decisione di garantire una città “libera” i cui divieti saranno limitati, la “militarizzazione” di Venezia per il G20 – come è stata definita la macchina della sicurezza – non piace a nessuno e i manifestanti hanno accettato di malavoglia di essere confinati alle Zattere. Anche il Comitato No Grandi Navi aderisce alle iniziative. Del resto la questione delle Navi da Crociera resta aperta nonostante l’attuale divieto di transitare nel bacino. Insomma, sabato sarà la giornata in cui vi sarà la manifestazione più attesa. Una manifestazione «a prova di bambino» a cui sono state invitate le famiglie.

Tra gli appuntamenti più importanti, il primo sarà venerdì sera, alle 18.30, proprio ai Magazzini del Sale di Punta della Dogana dove sarà ospitata un’assemblea pubblica e un dibattito: “La vita ha valore. Lotte sociali, ecologiche, transfemministe contro la finanziarizzazione della vita”. Parteciperanno Andrea Fumagalli (Università di Pavia, Effimera), Federica Giardini (Università “Roma Tre”), Alioune Badara Diop (Fiom), Simone Ogno (ReCommon) e Paola Canonico (Assemblea antispecista). Anche Sebastiano Bergamaschi, di Friday for Future, Laura di Lucia Coletti della Società della Coda, Elia Salvatore del Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana, Ruggero Sorci di Adl Cobas, Giulia Barison dell’assemblea antispecista e Paolo Benvenuti di Rifondazione comunista, hanno anticipato la loro partecipazione alle due giornate di protesta e riflessione. “Non è pensabile tornare indietro, cercare di mantenere in piedi il sistema che ha portato al disastro che stiamo vivendo e che è esattamente quello che vuole fare quel “club esclusivo””. Un richiamo alla globalizzazione contestata proprio al G8 di Genova vent’anni fa.

Venezia è una città fragilissima, patrimonio dell’umanità. Un museo a cielo aperto. Basterebbe anche un segno con della vernice per creare un danno architettonico. Fatto già avvenuto nel 2018 in condizioni di normale quotidianità, quando quattro giovani studenti imbrattarono con vernice rossa una delle sculture dei “Leoncini”, nell’omonima Piazzetta a fianco della Basilica di San Marco.

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