“Io ho detto che non mollo finché non si troverà un medico per queste persone”. Valeria Biazzi è farmacista. Lavora al Giambellino, quartiere periferico di Milano. Ogni giorno riceve anziani che le portano ricette scritte dal dottor Carlo Lorenzo Veneroni: presenza storica in via Odazio, noto per la sua attenzione e le numerose visite a domicilio dei pazienti impossibilitati a spostarsi. Dopo anni di servizio, è andato in pensione. Il suo ultimo giorno è stato venerdì 25 giugno. Non c’è un sostituto. Una situazione comune anche ad altri quartieri periferici e piccoli comuni dell’hinterland milanese: decine e decine di posti di medico di famiglia sono scoperti.

Un bel problema, visto che, per rimanere al Giambellino, il dottor Veneroni “seguiva 1.780 persone, molte delle quali con polipatologie, in media due a testa. E parliamo di un’utenza che non va dal dottore una volta ogni tre mesi, ma in genere un paio di volte a settimana. Un ritmo pieno”, come spiega la farmacisa Bazzi Biazzi. Pazienti ora in allarme, perché rischiano di restare senza un medico di base. “Li conosco, vengono in farmacia spesso. Appena ho saputo della situazione ho avvisato Maria”. Cioè Maria Palomares del comitato di quartiere “No Racket no abusivismo”. Di sua spontanea volontà ha deciso di dare un aiuto: “Non tanto per me, ma per mio marito, che è cardiopatico, e per gli altri pazienti del dottor Veneroni che ora non sanno cosa fare. Fin dove ho potuto li ho aiutati ad attivare lo Spid”.

Cioè il Sistema Pubblico di identità digitale, con il quale è possibile, fra le altre cose, effettuare il cambio di medico di base. Semplice per molti, ma non per chi è anziano e ha difficoltà a rapportarsi con tutto ciò che è online. Qualcuno è riuscito a trovare un nuovo dottore, ma a distanza: piazza Napoli, via Savona. “E il fatto che siano sedi raggiungibili in tram purtroppo non basta, perché molte di queste persone non riescono neanche a prendere i mezzi pubblici”. Dal Giambellino a piazza Napoli sono circa due chilometri e mezzo. “L’alternativa è chiamare un numero”, spiega Valeria Biazzi. “Un procedimento lungo. Le persone che abbiamo assistito per effettuare il cambio del medico sono riuscite ad ottenere l’appuntamento a fine luglio o inizio agosto. E dall’appuntamento sono altre due settimane. Un mese e mezzo, insomma”.

Un tempo eccessivo, osserva Biazzi, per due motivi: “Non ci preoccupa solo la mancanza di personale sanitario, ma anche il problema delle medicine. I farmaci per l’insulina, per esempio, costano fra i 40 e i 50 euro a scatola. E i pazienti in questione non possono permettersi di comprarli di tasca propria: hanno bisogno della mutua”. Contattata da Palomares, l’Aler, l’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale, che gestisce l’edificio dove riceveva Veneroni, ha fatto sapere di avere a disposizione alcuni spazi che potrebbero essere la sede di un nuovo studio medico.

Fra questi, precisa Biazzi, c’è un’ex officina di 160 metri quadri piano su strada, quindi senza alcuna barriera architettonica. “Sarebbe utilissimo, ma mancano i medici da farci lavorare. E poi, il bando in sé andrebbe pubblicizzato. Se no siamo punto a capo”, spiega la farmacista. Lei e Palomares, insieme a vari comitati di quartiere, hanno avviato una raccolta firme e una petizione online per chiedere che venga trovato un sostituto del dottor Veneroni il prima possibile.

Lo stesso ha fatto nel quartiere Ronchetto Santo Minniti, presidente dem del Municipio 6 di Milano. Problema analogo anche a Pero, comune dell’hinterland. Dopo alcuni pensionamenti si contano tre medici per tutta la cittadina, e si punta su un dottore con incarico temporaneo. Nei giorni scorsi ci sono state manifestazioni anche a Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico e Trezzano Sul Naviglio.

Secondo alcuni dati chiesti all’Ats dall’Agenzia Dire, i medici di base su tutto il territorio cittadino di Milano sono 2.096. Quelli convenzionati sono così suddivisi: 65 nel municipio 1, 116 nel municipio 2, 70 nel municipio 3, 100 nel municipio 4, 76 nel municipio 5, 96 nel municipio 6 (dove si trova il quartiere Giambellino), 103 nel municipio 7, 118 nel municipio 8 e 109 nel municipio 9. Il contratto dei medici di medicina generale prevede, salvo eccezioni, che ciascun medico assista al massimo 1.500 pazienti adulti.

Ats emette dei bandi con cui cerca di colmare le disparità fra le diverse aree (a essere colpite dalle assenze sono sempre le periferie): l’Azienda territoriale sanitaria ha riferito a Dire che il 9 giugno, sul bollettino ufficiale della Regione, sono stati indicati circa 200 “ambiti territoriali carenti di assistenza primaria”. Cioè, mancavano più di 200 medici di base. Intanto, dal Giambellino, Maria Palomares rimane preoccupata: “Da quando il dottor Veneroni è in pensione, davanti al suo studio c’è una fila interminabile di persone anziane che cercano che cercano di capire come possono fare per essere visitati”.

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