Niente stipendio, spintoni, schiaffi e strattoni. Sono queste alcune delle accuse che pesano sulla testa di Claudio D’Alessio, accusato dalla sua ex colf di averla costretta a vivere un periodo da incubo mentre lavorava come donna di servizio nell’abitazione romana del figlio di Gigi D’Alessio. Gli episodi risalgono al 2014 e sono accaduti in un appartamento di via Michele Mercati ai Parioli, a Roma: dopo la denuncia da parte della collaboratrice domestica, D’Alessio jr. venne rinviato a giudizio, il processo cominciò nel 2018 e il prossimo 27 settembre dovrà comparire in aula per rispondere alle domande del pubblico ministero Mauro Masnaghetti. Ma cosa accadde e perché nell’atto di citazione si arrivò a parlare di “stato di semi schiavitù”?

La vicenda è piuttosto complicata e le versioni sono divergenti. La presunta aggressione sarebbe avvenuta il 5 luglio del 2014, giorno in cui la colf ucraina Halyna Levkova, all’epoca 40 enne, raccontò di essere stata picchiata e poi cacciata dall’abitazione. Pochi giorni dopo, il 9 luglio, assistita dall’avvocato Francesco Di Ciollo depositò al commissariato di Fondi (in provincia di Latina) una denuncia e agli inquirenti raccontò non solo di aver subìto maltrattamenti ma addirittura di aver lavorato in quella casa in stato di semi schiavitù. L’episodio che ha innescato l’esposto fu una lite tra Claudio D’Alessio – che attualmente fa l’imprenditore nel ramo del wellness e dello sport, ed è legato ala ballerina Giusy Lo Conte, con cui ha avuto due figlie – e Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale lombarda e igienista dentale portata alla ribalta da Silvio Berlusconi, all’epoca sua fidanzata. La discussione tra i due svegliò la colf, che dormiva in soffitta e che chiese al figlio del cantautore napoletano di abbassare i toni perché non riusciva a riposare: tra di loro a quel punto scoppiò una discussione molto accesa, tanto che la donna di servizio raccontò di essere stata spinta contro una parete e che tutti i suoi vestiti furono buttati a terra, fino al culmine, con la cacciata di casa della Levkova, che nel frattempo rivendicava gli arretrati. Opposta la versione di D’Alessio, che invece dichiarò di aver agito per legittima difesa, in quanto la donna aveva intenzione di scagliare una sedia contro lui e Nicole Minetti.

Dopo essersi trovata fuori di casa, Halyna Levkova andò all’ospedale San Filippo Neri, dove le furono riscontrate lesioni guaribili in dieci giorni e uno stato d’ansia. «Dopo avermi picchiata e cacciata di casa nel cuore della notte, mezza nuda, mi ha chiamato mentre ero al pronto soccorso e mi ha detto: ‘Se mi denunci, faccio salire i miei amici di Napoli, quelli che tu sai, e faccio uccidere tuo figlio’», raccontò poi la colf, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Poi aggiunse: «È stato drammatico. Nell’appartamento ho dormito sempre in una stanza senza porta e armadio, al limite della schiavitù, lavorando in nero quindici ore al giorno. E lui non mi ha quasi mai pagato. Ero pronta ad andarmene». Il 12 settembre del 2019 la Minetti, testimone diretta dei fatti, raccontò la sua versione dei fatti sull’accaduto ma ad oggi il processo è ancora lontano dalla conclusione. Nonostante alcune delle accuse siano già prescritte, Claudio D’Alessio dovrà ripresentarsi in aula a settembre per rispondere a delle nuove domande. «Mi ha denunciato per i soldi», ha spiegato l’imprenditore, rigettando le accuse di violenza.

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