Da conduttore di successo su Rai1 a sacerdote. Ricordate Fabrizio Gatta? Presentatore, giornalista, autore per vent’anni, in onda sulla prima rete del servizio pubblico, poi la decisione improvvisa: “Da qualche anno il giornalista ha salutato il piccolo schermo per dedicarsi al prossimo, si è laureato in Teologia ed è diventato sacerdote. Don Fabrizio Gatta “esercita” nella città di Sanremo“, si legge sul sito Dagospia che comunica la notizia.

Gatta era approdato in Rai nel 1996 con il Concerto dell’Epifania condotto per ben otto edizioni. L’arrivo l’anno successivo nella squadra di Miss Italia, tante dirette e tanti programmi: da volto maschile di Rai International alla conduzione per ben dieci anni Linea Blu con Donatella Bianchi fino a Linea Verde condotto prima con Elisa Isoardi e poi Eleonora Daniele.

Un cambio vita che non passa inosservato, l’addio al piccolo schermo e alla sua carriera per seguire il cammino della fede e la propria vocazione. Gatta dopo essersi avvicinato ai Missionari del Preziosissimo Sangue si è laureato nel 2019 in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Un percorso che il 3 ottobre del 2020 lo ha portato a diventare diacono presso la parrocchia di San Siro a Sanremo, un cammino che culminerà nel sacerdozio, riceverà l’Ordine il prossimo 7 dicembre proprio nella città ligure.

Avevo successo, belle auto, belle donne, non mi mancava nulla. Vivevo un po’ quel senso di onnipotenza che ti dà la notorietà. Ma qualcosa mancava”, aveva dichiarato a Credere nel 2013. L’anno successivo aveva raccontato del suo cambio vita al quotidiano L’Avvenire: “Indubbiamente, una vocazione adulta va soppesata perché si tratta di formare una persona che la vita ha, di fatto, già plasmato. Per questo, quando mi sono recato dal cardinale Agostino Vallini dissi: ‘Eminenza, io vorrei fare questo cammino. Ho 50 anni, so che è una difficoltà’. Ma lui mi rispose: ‘Caro Fabrizio, chi sono io per dire no allo Spirito Santo che ti manda qui, oggi, da me!’. Mi sono sentito abbracciato. (…) Con Gesù, ci voglio mettere la faccia. Inoltre spero che la mia storia sia di esempio per quei tanti che si vergognano di mettersi il crocifisso al collo, o di dirsi cristiani. Abbiamo bisogno di testimoniare la nostra fede, senza per questo diventare dei fanatici.”

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