La tracotanza dei padroni italiani nei confronti di lavoratori e lavoratrici è giunta ormai al livello dell’aggressione fisica sfacciata ed impunita. Il recente drammatico episodio della Fedex di Piacenza è molto significativo. Gli operai che stavano svolgendo un picchetto sono stati attaccati a bastonate e pietrate da alcuni loschi figuri evidentemente al soldo degli imprenditori. Otto sono stati feriti, uno in modo grave. Polizia e carabinieri, come ai tempi delle squadracce fasciste, si girano dall’altra parte, salvo intervenire pesantemente per stroncare ogni tentativo di organizzare l’autodifesa che costituisce un diritto fondamentale e inviolabile. Nessuno può continuare a chiedere alla classe lavoratrice di porgere l’altra guancia.

Eppure c’è qualcuno che l’ha fatto da troppo tempo e continua a farlo. L’attuale situazione catastrofica di lavoratrici e lavoratori in Italia è scritta a chiare lettere nei dati della distribuzione del reddito nazionale, della disoccupazione e degli incidenti sul lavoro. La pandemia Covid ha aggravato, in questi come altri settori, tendenze già in atto da tempo.

Se risaliamo alle radici di tale situazione, possiamo rinvenire vari fattori di ordine storico. Il rimbambimento culturale operato da Berlusconi, l’abdicazione da parte del sindacato confederale del suo ruolo di difesa degli interessi economici di lavoratrici e lavoratori, la liquidazione del PCI, che con tutti i suoi limiti svolgeva un importante ruolo pedagogico e identitario da parte dei fallimentari Occhetto, D’Alema, Veltroni e compagnia straziante. Le migrazioni di massa, contrariamente alle patetiche teorie dei “sostituzionisti”, hanno offerto nuove occasioni di rilancio dell’unità della classe ma, dati i limiti appena accennati, sono state gestite in modo complessivamente insoddisfacente.

Per riprendere il difficile cammino della riscossa operaia occorre operare alcune chiarificazioni di fondo.

In primo luogo va detto che, contrariamente a quanto continuano ad affermare gli imbecilli, siano essi pagati per esserlo o lo siano gratis, la lotta di classe continua a costituire il fenomeno determinante in Italia, nell’Occidente capitalistico e nel mondo in genere. Per capirlo basta dare un’occhiata alle scelte del governo italiano, nato su pressione della Confindustria, per dare integrale e coerente applicazione al programma di lorsignori convogliando a tal fine anche le ingenti risorse che il buon Conte era riuscito ad ottenere dall’Unione europea. Altro che ambiente, salute e resilienza, qualunque cosa quest’ultima parola possa voler dire.

Parliamo di ponte sullo Stretto, Tav, nuovi soldi pubblici alle imprese private, privatizzazione totale ed indiscriminata di ogni servizio pubblico. Nessuna sorpresa. Bastava leggere biografia e orientamenti di Draghi e dei suoi collaboratori, da Cingolani a Franco, per capirlo. Come spiegare quindi che l’indegna classe politica italiana di centrosinistra non l’abbia capito? O forse l’hanno capito fin troppo bene e si sono comportati di conseguenza?

A voi la risposta. Quello che è chiaro è che di tale classe politica credo occorra liberarsi al più presto. La sua miseranda subalternità culturale e politica è infatti evidente e non bastano certo le boutade di Letta, durate lo spazio di un mattino, sulla tassazione delle eredità, a mascherarla. Per non parlare delle ridicole conversioni del “sinistro” Bettini al pessimo referendum di Salvini e dei radicali sui giudici e di tante altre cose ancora.

Ben più concreta ed intelligente la destra ha messo, con Giorgetti e Zaia, la mordacchia all’inconcludente demagogo Salvini e, coll’astuta Meloni, politica di razza, finge addirittura di coprire anche il tavolo dell’opposizione. Finita la parentesi del governo Draghi, destinato in seguito probabilmente a svolgere per almeno sette anni a funzione di supremo garante del “mercato” e del capitale nelle vesti di presidente della Repubblica, questa destra assurgerà al governo del Paese e si teme che non basteranno l’onesto Conte e la squinternata dirigenza politica piddini a fermarla.

Se Pd e Cinquestelle continuano a fare danni e vanno messi al più presto in soffitta, possibilmente senza vitalizi e prebende varie, appare disastroso anche il panorama della cosiddetta opposizione di sinistra. Basti citare il caso delle elezioni comunali di Roma, dove la suddetta sinistra si appresta a presentare ben tre candidati tra loro contrapposti, inverando la gustosa caricatura di Bertinotti realizzata a suo tempo da Corrado Guzzanti. Una cosa davvero vergognosa.

Tutto perduto quindi? No, perché al di là dei deprimenti epifenomeni della sfera politica che abbiamo citato, continua e risulterà alla fine decisiva, anche e perfino in Italia, la lotta di classe, dato che non è pensabile che decine di milioni di lavoratrici e lavoratori restino troppo a lungo senza una rappresentanza e senza un’alternativa all’attuale sistema capitalistico.

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