Mentre a Milano, come in molte altre grandi città del mondo, con la ripresa delle attività dopo i lockdown rimbalzano anche i livelli di inquinamento atmosferico da biossido di azoto (NO2), proprio in questi giorni il capoluogo lombardo ospita il salone automobilistico Milano Monza Motor Show. E qualcosa non torna. Non torna certamente a Greenpeace, già firmataria di un documento pubblicato nei giorni scorsi, insieme ad altre trentasei realtà tra associazioni e comitati, contro l’organizzazione della manifestazione che va “in contraddizione con le linee guida del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile approvato dallo stesso Comune di Milano nel 2020”, scrivono. “Il salone inaugurato oggi nelle due città lombarde è l’ennesima iniziativa per promuovere un modello di mobilità inquinante e ormai legato al passato”, è il commento di Federico Spadini, campagna trasporti di Greenpeace Italia, che presenta i dati emersi da uno studio di Greenpeace Southeast Asia nel quale si analizzano i livelli di NO2 nell’aria che si respira in dodici importanti località nel mondo.

Greenpeace: “Non servono altre auto” – Parliamo della categoria di inquinante maggiormente legata al settore dei trasporti, essendo prodotto anche dalla combustione di benzina e, ancor di più, di diesel. “In questa situazione, con l’Italia che ha uno dei più alti tassi di motorizzazione in Europa, con più di 65 auto ogni 100 abitanti “non servono altre macchine – dice Spadini – ma impegni concreti e investimenti da parte delle amministrazioni cittadine e del governo per garantire forme di mobilità sostenibile, pulita e accessibile per tutte le persone”.

Lo studio e il caso di Johannesburg – Nel rapporto vengono presi in esame i dati sull’inquinamento da NO2 provenienti da osservazioni satellitari e da stazioni a terra, insieme alle misurazioni a livello del suolo del particolato fine (PM 2.5) nelle località in cui i dati erano disponibili. A un anno dall’entrata in vigore delle restrizioni per contrastare la pandemia, l’inquinamento da biossido di azoto è risalito in tutte le aree analizzate. Risultato confermato anche tenendo conto dell’effetto delle condizioni meteorologiche. La provincia di Gauteng (Sudafrica), in cui si trova Johannesburg, ha visto l’aumento più drammatico rispetto alle condizioni pre-Covid. Le osservazioni satellitari rivelano che l’inquinamento da NO2 è sceso di circa il 20% nell’aprile 2020, ma durante lo stesso periodo nel 2021 è rimbalzato a valori superiori ai livelli pre-pandemici di circa il 47% (con un aumento del 77% dal 2020).

I dati di Milano – Le misurazioni da satellite mostrano che l’inquinamento da NO2 a Milano ad aprile 2020 era circa il 37% più basso della media 2018-2019. Per valutare se i cambiamenti nell’inquinamento dell’aria sono dovuti al meteo o a variazioni nelle emissioni, è stato applicato un processo di modellazione statistica per rimuovere gli effetti del meteo dalle misurazioni dell’inquinamento. La “correzione meteorologica” è stata effettuata in collaborazione con il CREA. Secondo il modello, dunque, la riduzione di aprile 2020 sarebbe stata addirittura del 57% se le condizioni meteo fossero state simili a quelle del 2018-2019. Ad aprile 2021, invece, l’inquinamento da NO2 è aumentato fino a tornare al 92% dei livelli pre-Covid, dunque quasi alla vecchia “normalità”. Significa, in sostanza, che nel 2021 le emissioni inquinanti sono aumentate del 29% rispetto al 2020. Tenendo conto dell’effetto delle condizioni meteorologiche, l’inquinamento da NO2 è invece aumentato fino al 60% dei livelli pre-Covid, con un aumento del 17% rispetto al 2020. I livelli di inquinamento atmosferico del capoluogo lombardo stanno quindi risalendo, anche se ancora non hanno raggiunto i livelli pre-pandemia. “L’aria che respiriamo incide enormemente sulla nostra salute – aggiunge Spadini – Per evitare di tornare ai livelli di inquinamento pre-Covid è il momento di mettere subito in pratica soluzioni reali e a lungo termine”.

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