L’episodio risale a ottobre: un bambino, mentre era all’asilo comunale, si era ferito alla mano nel cardine di una porta tagliafuoco, procurandosi lesioni da schiacciamento al terzo e al quarto dito della mano sinistra. Lesioni non permanenti, ma che hanno comportato tre mesi di cure. E a otto mesi dai fatti la sindaca di Crema, in provincia di Cremona, Stefania Bonaldi, ha ricevuto un avviso di garanzia. A lei, in concorso con altre persone, si contesta di aver omesso l’installazione di dispositivi idonei ad evitare la chiusura automatica. “Non vi nascondo che questo episodio – ha detto Bonaldi in consiglio comunale, dove ha dato notizia di essere indagata -, fin dal suo accadere è stato per me fonte di grande avvilimento, lenito solo dal felice esito sanitario; tuttavia oggi è anche tempo di porre l’attenzione su un sistema che, a livello nazionale, necessita di interventi e correttivi, invocati anche da autorevoli opinionisti e studiosi in modo trasversale, che aumentino le tutele giuridiche a favore dei sindaci”. Un appello che ha raccolto il sostegno dei sindaci, a partire dal presidente dell’Anci e primo cittadino di Bari Antonio Decaro, e di Matteo Salvini che reputa “inaccettabile indagare e perseguitare i sindaci, in tutta Italia, qualunque cosa accada” e ricorda che l’aumento di “stipendi e tutele per i primi cittadini è una priorità per la Lega, i #referendumgiustizia saranno un’opportunità per tutti”.

La solidarietà dei sindaci – “Insieme a Stefania siamo tutti indagati, se lo Stato non cambia regole ci costituiremo parte civile. Non chiediamo l’immunità o l’impunità, come abbiamo già scritto nell’appello del 2 marzo scorso, in occasione della vicenda che colpì Chiara Appendino, chiediamo solo di liberare i sindaci da responsabilità non proprie. Così non è più possibile andare avanti”, avverte Decaro, che annuncia: “Sfileremo con le nostre 8 mila fasce, costituendoci ‘parte civica’, nell’aula di tribunale dove la sindaca di Crema dovrà forse un giorno presentarsi per difendersi da questa accusa. Saremo lì con lei, o con qualsiasi altro sindaco chiamato a difendersi da colpe che evidentemente non sono e non possono essere sue. Perché – conclude il presidente dell’Anci – non è la sindaca di Crema oggi ad essere stata indagata ma insieme a lei ci sentiamo tutti indagati. Primo o poi qualcuno dovrà rispondere quando l’Italia resterà un Paese senza sindaci“. Dalla parte di Bonaldi anche il primo cittadino di Milano Beppe Sala, che si reputa “tra i sindaci che dicono che così non si può andare avanti. Mi pare – aggiunge – che ci sia un largo consenso su questo e mi aspetto che ci sia anche qualche azione decisa da parte dei sindaci”, ha concluso. Solidarietà via Twitter anche da Virginia Raggi, convinta che serva “più chiarezza su nostre responsabilità per evitare blocco azione amministrativa. Noi sindaci sempre in prima linea”, e dal primo cittadino di Firenze Dario Nardella che, sempre sul sito di microblogging scrive: “Ora avete capito perché in Italia nessuno se la sente più di fare il sindaco?”.

Bonaldi: “Servire la propria comunità è diventato troppo rischioso” – A dare la notizia dell’avviso di garanzia, è stata la stessa Bonaldi, che l’ha annunciato nel corso del consiglio comunale. “Se un bimbo si schiaccia due dita presso l’asilo nido comunale, fortunatamente senza riportare danni permanenti, ed il sindaco riceve un avviso di garanzia, mi pare evidente che qualcosa nel sistema (non nel caso specifico, lo ribadisco e rinnovo la mia piena fiducia nella magistratura), funzioni in modo inadeguato”, ha proseguito. “Del resto – ha aggiunto -, se oggi per trovare candidati disponibili è necessario un lunghissimo percorso di persuasione, è perché servire la propria comunità è diventato troppo rischioso” e “lo dimostrano situazioni dolorose come quella recentemente tornata alla ribalta con l’assoluzione in secondo grado di Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi perché il fatto non sussiste, nel frattempo la gogna mediatica aveva demolito prima l’uomo e poi l’amministratore”. Bonaldi ha citato anche i casi dell’assoluzione per Virginia Raggi e della condanna per Chiara Appendino e “non è un caso che la medesima abbia dichiarato la sua indisponibilità ad un secondo mandato, circostanza che in un contesto normale sarebbe molto anomala, perché ciascun sindaco o sindaca ha voglia ed è orgoglioso di portare avanti quanto ha seminato”. “Mi auguro che questa nostra vicenda, dai contorni meno gravi di quelli appena citati, e forse per questo forse ancora più paradossale, contribuisca ad accelerare una riflessione seria a livello nazionale”, ha concluso.

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