I buffet delle associazioni di cacciatori pagati con i soldi della Regione Veneto, hanno indotto la Corte dei Conti ad aprire un’inchiesta su un andazzo che è venuto alla luce un paio d’anni fa. Con i finanziamenti concessi per combattere il bracconaggio si coprivano, infatti, spese di contorno rispetto agli incontri di aggiornamento. Adesso a Venezia hanno cercato di metterci una pezza, vietando esplicitamente questa deviazione ad uso e consumo degli amanti delle doppiette. Ma infuria la polemica, anche perché un nuovo finanziamento di 218mila euro complessivi è stato approvato per il 2021, con la benedizione del Partito Democratico. In Terza Commissione (Agricoltura e Caccia), dove si stava discutendo la nuova assegnazione, il funzionario Gianluca Fregolent ha risposto alle domande sui pagamenti del passato: “Non posso darvi le carte, perché la Guardia di Finanza le ha acquisite su mandato della Corte dei Conti”. E così si è avuta la conferma che un faro si è acceso sulla potente lobby dei cacciatori, che in consiglio regionale del Veneto ha sempre avuto degli sponsor, a cominciare dall’allora consigliere Sergio Berlato di Fratelli d’Italia (ora è eurodeputato), le cui elezioni sono state garantite dal voto compatto dei cacciatori.

Nel 2018 la Regione Veneto aveva finanziato con 262mila euro le associazioni venatorie. Peccato che fossero spuntate anche le ricevute dell’acquisto di prosecco, pizzette e salatini per i rinfreschi. Nel 2019, inoltre, si era verificata una singolare donazione da parte dell’Associazione Cacciatori Veneti a favore di Fratelli d’Italia per 70mila euro, una somma quasi coincidente con quella ricevuta dal finanziamento regionale. Queste le somme distribuite dalla Regione nel 2018: 33mila erano all’Associazione dei migratoristi italiani, 64mila all’Associazione Cacciatori Veneti, 74mila a Federcaccia Veneto, 58mila a Libera Caccia e 32mila all’Ente Produttori Selvaggina.

Per il 2021 è stato deciso di devolvere con 218mila euro a una serie di programmi a beneficio dei cacciatori: aggiornamento su leggi e regolamenti (45mila euro), contrasto al bracconaggio (45mila), miglioramento ambientale (60mila), sviluppo del patrimonio faunistico (68mila). Per evitare abusi, questa volta viene specificato che tra le “spese non ammissibili” ci sono quelle di “vitto, catering, buffet, brindisi, ecc”. Contro la decisione si sono espressi il consigliere dem Andrea Zanoni e Cristina Guarda di Europa Verde: “Chi promuove o esercita la caccia trova accesso alle casse regionali, mentre i Centri di Recupero degli Animali Selvatici, i Cras, hanno scarso riconoscimento per l’enorme lavoro di presidio e salvaguardia nei confronti della fauna costantemente messa a rischio dalle stesse pratiche venatorie. A loro solo le briciole”.

L’assenso dato dalla Commissione ha suscitato qualche mal di pancia all’interno del Pd, visto che i due consiglieri dem che la compongono hanno votato in linea con il centrodestra. Al punto che il consigliere regionale Joe Formaggio (FdI) ha dichiarato: “Mi complimento con il Partito Democratico che ha votato a favore del provvedimento”.

Che i cacciatori abbiano un posto di rilievo nella regione guidata dal leghista Luca Zaia lo dimostra la recente scelta di Riccardo Masin, presidente di Federcaccia Padova, quale presidente del Parco dei Colli Euganei. “Si tratta del sindaco di Galzignano Terme che nel 2017 aveva proposto la cancellazione di 918 ettari del parco tutelati ad area protetta” spiega Zanoni. “Zaia ha messo a capo di un parco naturale regionale chi voleva cancellare il Parco”.

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