“Creano molta preoccupazione i risultati dei test relativi ad alcune stoviglie compostabili utilizzate in mensa che Il Salvagente ha pubblicato il 28 maggio. Come sostiene il professor Ritieni, docente di Chimica degli Alimenti alla facoltà di Farmacia dell’Università Federico II, la ‘quantità di fluoro ritrovata in queste stoviglie è molto alta e ciò ‘merita attenzione’. Una presenza elevata di fluoro nelle stoviglie compostabili, secondo il metodo di analisi adottato da Il Salvagente, che è lo stesso utilizzato nell’Università di Notre Dame negli USA, ‘indicherebbe la presenza di Pfas’”.

L’inchiesta arriva in Parlamento con l’interrogazione del Senatore Andrea Cangini al Ministro della Salute e al Ministro dell’Istruzione. A dicembre IlFattoQuotidiano.it ha allertato l’ISS di questa possibile presenza di PFAS nei piatti a scuola, intervistando Maria Rosaria Milana, direttrice del dipartimento Ecass (Esposizione a contaminanti in aria e suolo e da stili di vita) dell’Istituto superiore di sanità. Abbiamo provato a contattare la direttrice, a mesi di distanza, per capire se si fosse aperta un’indagine, ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta finora alla richiesta di intervista a tutela dei bambini. Mentre, la prima reazione al test su piatti e altre stoviglie utilizzati nelle mense scolastiche di diverse città italiane, viene dall’associazione Foodinsider, un punto di riferimento sul tema “mense scolastiche” con il suo rating dei menu.

L’associazione è comprensibilmente preoccupata e fa notare: “Mentre l’inchiesta fa emergere un allarme sui potenziali rischi derivanti dall’impiego di stoviglie compostabili in mensa, il Ministero della Salute, insieme al ministero per le Pari opportunità e famiglia, pubblica le Linee guida per i centri estivi imponendone l’impiego: ‘Si devono sempre utilizzare posate, bicchieri e stoviglie monouso ‘possibilmente biodegradabili’ anche al di fuori dei pasti’”.

Spiega la presidente di Foodinsider, Claudia Paltrinieri: “La parola su cui si gioca la partita delle stoviglie compostabili, così come dei lunchbox è ‘sicurezza’. Ma non esiste nessun documento scientifico, né a livello nazionale né internazionale che ne giustifichi l’impiego. Anzi il paradosso è che per un ingiustificato principio di prudenza (evitare la diffusione del Covid 19) si espongono i bambini ad un potenziale maggior rischio: i Pfas sono classificati dalla Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) come potenziali cancerogeni (Pfoa, Gruppo 2B), e interferenti endocrini (ormonali). I Pfas sono sostanze molto usate nella produzione di materiali destinati al contatto con alimenti, perché repellenti all’acqua e all’olio, quindi garantiscono l’impermeabilità delle superfici a contatto con il cibo”.

“Il rischio è per la salute dei bambini, ma anche per l’ambiente ricorda l’associazione – perché se guardiamo alla riciclabilità delle stoviglie compostabili queste sostanze, potenzialmente nocive, andranno a contaminare i terreni”. L’esempio, per Foodinsider è quello della Danimarca che già da luglio 2020 ha vietato l’impiego di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS) in imballaggi e nei materiali a contatto con gli alimenti in carta e cartone. Come dichiara il Ministero dell’Ambiente danese ‘Fortunatamente, la carta può essere resa unta e idrorepellente anche senza l’uso di fluoruri’.

Insieme a Il Salvagente anche il BEUC – l’organizzazione europea dei Consumatori – di cui fa parte anche Altroconsumo, sottolineano che “è necessario stare attenti alle sostanze contenute che potrebbero invece essere nocive per chi li utilizza” si parla di prodotti green-friendly come “piatti in polpa di cellulosa, cannucce in carta e piatti in foglie di palma, dove è emersa la presenza di sostanze nocive, come PFAS e metalli”.

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