Via il coprifuoco e riapertura di tutte le attività economiche e sociali fino ad oggi rimaste bloccate a causa del coronavirus. È stata raggiunta l’intesa tra governo e regioni sulla linea d’azione da attuare in caso di passaggio in zona bianca. Provvedimenti, questi, che saranno poi recepiti in una prossima ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, che commenta con soddisfazione l’accordo: “Soddisfatto dall’intesa con Regioni e Iss su zone bianche. C’è la consapevolezza che serve ancora prudenza e gradualità“, ha dichiarato.

L’accordo per lo svolgimento delle attività, nato nel corso dell’incontro tra Speranza e il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, e a cui hanno partecipato anche Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, e Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, prevede comunque il mantenimento in ogni condizione e livello di rischio i criteri base della prevenzione, come l’uso delle mascherine, il distanziamento, l’areazione e la sanificazione dei luoghi chiusi. Detto questo, in caso di zona bianca, si legge, è previsto che “sia superato il cosiddetto ‘coprifuoco’ e si possano anticipare al momento del passaggio le riaperture delle attività economiche e sociali per le quali la normativa vigente dispone già la ripresa delle attività in un momento successivo”.

La novità all’orizzonte si inserisce in un periodo caratterizzato dall’arrivo di milioni di vaccini anti-Covid (8,5 entro fine mese, ulteriori 20 a giugno) e dall’ulteriore generale miglioramento della situazione a livello epidemiologico. Già da lunedì, infatti, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia e Molise entreranno nella fascia di minor rischio, quella con le limitazioni più basse. La settimana successiva, poi, dovrebbe toccare ad Abruzzo, Umbria, Veneto e Liguria.

Tra le Regioni si è poi discusso anche della questione dei vaccini in vacanza che sta impensierendo molti governatori. Tra le ipotesi c’è quella di garantire il richiamo fuori Regione per chi può dimostrare di aver prenotato un soggiorno di oltre tre settimane in una zona del Paese diversa da quella di residenza. Il tema però è stato demandato alla commissione Salute della Conferenza delle Regioni.

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