Esultano i senatori pregiudicati: potranno presto riavere il loro vitalizio. Palazzo Madama ha confermato anche in appello la sentenza che in primo grado aveva restituito l’assegno a Roberto Formigoni, nonostante la condanna per tangenti. A deciderlo è stato il consiglio di garanzia del Senato, cioè l’organo di secondo grado che decide le controverse interne a Palazzo Madama. In pratica il tribunalino interno del Senato ha confermato la sentenza della commissione Contenziosa, che il 13 aprile aveva resituito il vitalizio a Formigoni. La decisione è passata per tre voti a due. Hanno votato per il ripristino dell’assegno il berlusconiano Luigi Vitali, che presidente la commissione, e i leghisti Pasquale Sepe e Ugo Grassi (ex M5s). Contrari Alberto Balboni di Fratelli d’Italia e Valeria Valente del Pd. Con questa decisione viene cancellata di fatto la delibera con cui Pietro Grasso, nel 2016, aveva eliminato il privilegio per i senatori condannati a pene detentive superiori ai due anni di carcere.

A innescare il procedimento è stato il ricorso dell’amministrazione di Palazzo Madama, innescato dalle 128mila firme raccolte dalla petizione del Fatto Quotidiano. La richiesta alla presidente del Senato era di fare ricorso al consiglio di garanzia, contro la decisione della commissione Contenziosa. L’esito però è stato lo stesso del primo grado, quando la commissione presieduta da Giacomo Caliendo (pure lui di Forza Italia) aveva paragonato il caso di Formigoni a quello dei percettori del reddito di cittadinanza. Seguendo questa logica (chi prende il reddito o la pensione di cittananza perde il beneficio solo in caso di condanne per mafia e terrorismo, o se è latitante) aveva cancellato la delibera Grasso: nel 2015, non essendoci i voti necessari in aula per approvare una legge ordinaria, l’allora presidente del Senato (insieme a Laura Boldrini, che presiedeva la Camera) emanò una delibera che toglieva i vitalizi per gli ex parlamentare condannati a pene detentive superiori ai due anni. È anche il caso di Formigoni che il 21 febbraio del 2019 è stato condannato in via definitiva a cinque anni e dieci mesi per corruzione. Per questo motivo “il Celeste” – come lo chiamavano negli anni ruggenti del Pirellone – si era visto cancellare il ricco assegno. Aveva quindi fatto ricorso, riottenendo il privilegio nell’aprile. Una decisione che aveva scatenato roventi polemiche, anche perché può rappresentare un precedente per tutti i vari ex senatori condannati. E che adesso viene confermata anche dall’organo d’appello.

I primi a protestare sono stati i senatori dei 5 stelle. “Il condannato per corruzione Formigoni riprende il vitalizio, e con lui gli altri ex senatori riconosciuti colpevoli di gravi reati. Dal Senato arriva un nuovo schiaffo ai cittadini italiani: la Lega e Forza Italia se ne assumono la responsabilità di fronte al Paese. Il Consiglio di Garanzia, in cui non siede il M5S dopo il tradimento di un nostro ex senatore, ha deciso di respingere il ricorso avanzato dall’amministrazione di Palazzo Madama contro la sentenza di primo grado con la quale la commissione Contenziosa aveva annullato la delibera Grasso del 2015″, scrivono in una nota Paola Taverna, Laura Bottici e Gianluca Perilli. I 5 stelle, infatti, non avevano loro componenti nei due organi che si sono occupati del caso Formigoni: sia la senatrice Alessandra Riccardi (che fa parte della commissione Contenziosa) che Grassi (componente del consiglio di Garanzia) hanno lasciato il Movimento per aderire alla Lega. “Finché c’era da assegnare i privilegi – continuano – ai pochi della casta si facevano valere l’autonomia del Senato, ora che invece c’è da applicare regole di civiltà e rigore, allora l’autonomia non serve più e ci si appella in modo strumentale addirittura alla legge su Reddito di Cittadinanza e Quota 100 nonché a sentenze interpretate in modo forzato. Dopo decenni si sono accorti che i parlamentari potrebbero avere le stesse regole dei cittadini, ma lo fanno nell’unica volta in cui questo serve a difendere un privilegio. Evidentemente non conoscono vergogna. Noi non ci arrendiamo e domani rilanceremo la nostra battaglia con nuove proposte”. Adesso bisognerà capire che effetti avrà la sentenza della commissione di garanzia: l’assegno è automaticamente restituito a tutti gli altri condannati? O bisognerà fare ricorso per vedersi restituito il privilegio, come nel caso di Formigoni? In entrambi i casi gli ex senatori pregiudicati brindano.

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