La scena ha fatto il giro del mondo: Matteo Renzi sul palco del Future Investment Initiative a Riad con Mohammad bin Salman. Il leader di Italia Viva – che per la partecipazione al board dello stesso FII riceve un compenso annuale di 80 mila dollari più benefit – in quell’occasione ha definito il Paese arabo “la possibile culla del nuovo Rinascimento” chiamando il padrone di casa “my friend”. Ma prima di stringere amicizie bisogna conoscere i propri interlocutori. Se si parla del principe saudita, infatti, non si può ignorare la vicenda di Jamal Khashoggi, giornalista e firma del Washington Post, ucciso nel consolato di Riad a Istanbul il 2 ottobre del 2018. Dietro quell’operazione conclusa con un assassinio si allunga proprio l’ombra di bin Salman.

Nel libro Il caso Khashoggi curato da Marco Lillo e Valeria Pacelli (edito da PaperFirst) vengono rese note le carte inedite che svelano il retroscena dell’omicidio. Tra cui il rapporto integrale di Agnès Callamard – la relatrice dell’HRC delle Nazioni Unite che ha indagato sul caso – e l’intervista alla stessa Callamard poi nominata segretario generale di Amnesty International. Viene poi pubblicato integralmente anche il report dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Usa che indica Mohammad bin Salman come il mandante del rapimento o addirittura dell’uccisione di Khashoggi. Non mancano infine i colloqui esclusivi con la fidanzata della vittima, Hatice Cengiz, e Bryan Fogel, regista del bellissimo docu-film The Dissident

IL CASO KHASHOGGITutto quello che Matteo Renzi dovrebbe leggere prima di parlare di “Rinascimento saudita”
a cura di Marco Lillo e Valeria Pacelli (edizioni PaperFirst)
in edicola e in libreria dal 6 maggio

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