Nell’atrio d’ingresso del Castello di Novara la Maternità di Gaetano Previati chiamava il visitatore come un canto di sirena per trascinarlo alla deriva nella magia del suo racconto: monumentale e scandalosamente “laica”, infiammò il dibattito critico della prima Esposizione Triennale di Milano nel 1891, consacrando per sempre il Divisionismo italiano. Quest’opera era la sorprendente introduzione di una rassegna “irripetibile”, come l’aveva definita la sua curatrice Annie-Paule Quinsac, più di un anno fa in sede d’inaugurazione: da quel 23 novembre 2019 la mostra Divisionismo. La rivoluzione della luce si è invece ripetuta eccome – purtroppo ma anche per fortuna. Chiusa e riaperta a singhiozzo per emergenza sanitaria, è stata riallestita in versione Rewind nelle sale del Castello di Novara: anche se i visitatori non saranno più accolti dall’opera di Previati, il Rewind ha visto riconfermate 61 opere su 67, mentre i prestiti che mancano all’appello sono stati sostituiti da tele altrettanto prestigiose di Segantini, Morbelli e Pellizza da Volpedo. Prorogata fino al 2 giugno 2021, la mostra è di nuovo visitabile con prenotazione obbligatoria sette giorni su sette, dalle ore 10 alle 19, a condizione che la regione Piemonte si trovi in zona gialla.

Riparte così il viaggio nel XIX secolo della città di Novara, riprendendo le fila del racconto da dove l’aveva interrotto la mostra del 2018, Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini. Le opere dei maestri del Divisionismo lombardo e piemontese tornano a inondare di luce le claustrofobiche stanze della fortezza duecentesca novarese: otto sezioni ripercorrono per tematiche e singoli autori la parabola della prima avanguardia italiana, dal prologo post-scapigliato all’epilogo pre-simbolista. Gli artisti della galleria milanese dell’eclettico Vittore Grubicy de Dragon accolgono il visitatore nel Prologo della prima sala: il carismatico mercante d’arte dal fiuto per i talenti, a sua volta pittore, fu tra i primi a cogliere i nuovi fermenti artistici della ‘tecnica divisa’ durante i viaggi in Belgio, Olanda e Francia e a deviare strada rispetto a quella tracciata dalle accademie e dal mercato in Italia.

Imperdibili in mostra Le fumatrici di hashish di Previati, sospese tra il cielo e l’abisso, ubriache “di vino, di poesia, di virtù”: quest’opera licenziosa, che Baudelaire avrebbe sicuramente adorato, è intimamente connessa a motivi di decadentismo scapigliato. Un Giovanni Segantini non ancora divisionista gioca con l’umidità dell’argento sulla lana bagnata delle pecore e studia gli effetti di vento e luce Dopo il temporale in Brianza.

In bilico tra simbolismo e denuncia sociale, è tutta una questione di luce, alba o forse tramonto. Quei filamenti di scomposta modernità hanno rivoluzionato l’arte, che è riuscita a cambiare prima della Storia: le pennellate divisioniste descrivono una realtà delicata, senza crudezze, nonostante gli stenti della campagna, le stagioni della vita scandite dalle campane, lo scacco delle disuguaglianze sociali.

Luce all’interno e dall’interno: la lanterna accesa Nell’ovile di Segantini avvolge le madri e i figli bisognosi di luce, tenerezza e calore, nel tepore rassicurante dell’oro in polvere aggiunto al colore fresco. Il contadino morente di Pellizza da Volpedo esala l’ultimo respiro nell’allegoria Sul fienile: oltre il porticato, si stendono i campi e i tetti di Volpedo illuminati dal sole, a raccontare la continuità della vita e l’indifferenza della natura davanti al dramma umano. La contadina curva sotto il peso della gerla di fieno di Fornara attraversa un paesaggio innevato di rosa in cui si annuncia il disgelo; per Segantini la neve è invece “morte di tutte le cose” e su Savognino, rutilante di sole, incombe un lugubre volo dei corvi.

Le velature impalpabili di Morbelli evocano La meditazione della fanciulla dalle braccia di perla, la mano sulla guancia, lo sguardo distolto dell’innocenza; Per sempre risolve invece il sonno della morte nella magia del linguaggio divisionista, ode al “mal sottile”, la tubercolosi. L’insenatura langue come la fanciulla, cade a terra il libro che non leggerà più, “fior reciso” dagli occhi annegati nel Lago d’Iseo. Il dipinto sigla la mostra alla luce di una distensione amara, tra eternità della natura e caducità della vita umana. Questione di luce: quella di un’anima che fa ritorno a casa.

INFO MOSTRA

La rivoluzione della luce – REWIND
Curatrice | Annie-Paule Quinsac
Dove | Castello di Novara
Quando | Fino al 2.6.2021
Giorni e orari di apertura | Lun-dom 10-19
Prezzi | Intero 10 euro, ridotto 8, ridotto ragazzi 5
Web | http://www.metsarte.com
Contatti | Tel. 0321.394059 -info@turismonovara.it

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