Liberalizzare la produzione dei vaccini anti-Covid, sospendendo i brevetti e garantendo le consegne anche ai Paesi poveri, affinché la cura al coronavirus diventi “un diritto universale e non una merce”. Nei giorni in cui il consiglio generale del Wto è chiamato a discutere nuovamente della moratoria temporanea per i brevetti, inizialmente osteggiata da Stati Uniti, Regno Unito e anche dall’Unione europea, i capigruppo di Camera e Senato del Movimento 5 stelle – Davide Crippa e Ettore Licheri – hanno inviato una lettera a tutti i gruppi parlamentari per coinvolgerli in un appello unitario al presidente del Consiglio Mario Draghi. L’obiettivo è impegnarlo “su due iniziative urgenti” in tutte le sedi internazionali. “Da una parte chiediamo a Draghi di agire in sede europea per chiedere la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini contro il Covid, dando seguito all’impegno della mozione della nostra deputata Angela Ianaro approvata alla Camera e di quella del nostro senatore Iunio Romano approvato al Senato come ordine del giorno“, spiegano Licheri e Crippa. Dall’altra, proseguono, il Movimento spinge affinché il premier si adoperi “in sede nazionale per disciplinare anche in Italia il ricorso alle cosiddette licenze obbligatorie già previste dall’accordo Trips”. Si tratta cioè di una norma che consentirebbe, in caso di mancato accordo con le aziende farmaceutiche, di procedere con la produzione di vaccini anche senza il loro consenso dietro pagamento di un equo indennizzo.

L’auspicio dei pentastellati è che anche gli altri partiti, di maggioranza e opposizione, aderiscano a questa “iniziativa politica trasversale”. Non solo per “aggirare i limiti produttivi e accelerare così la campagna vaccinale europea, ma anche per garantire l’equo accesso ai vaccini per i Paesi poveri perché, come dimostra chiaramente il caso della variante indiana, senza una copertura vaccinale globale nessuno di noi sarà mai al sicuro”, continuano i capigruppo. A loro parere, infatti, i “diritti alla salute e alla vita” non possono essere “limitati da logiche di profitto“. È sulla base di questo spirito che nascono la proposta di legge a prima firma dell’ex ministra della Salute Giulia Grillo e un emendamento al decreto vaccini in Senato firmato da Elisa Pirro per introdurre nel nostro Paese le licenze obbligatorie per farmaci e dispositivi medici in caso di crisi sanitarie nazionali. I 5 stelle invitano i partiti ad appoggiarle, facendo pressione sul governo. “Siamo certi – concludono Crippa e Licheri – che tutte le forze politiche italiane aderiranno a questa nostra iniziativa. Ne va della salute di tutti“.

Il momento è decisivo, perché a livello internazionale anche l’Organizzazione mondiale del commercio è chiamata a esprimersi sulla vicenda dei brevetti dopo il primo fallimento nelle trattative di metà marzo. La proposta, come scrive oggi Il Fatto Quotidiano, è stata avanzata per la prima volta nell’ottobre scorso dai governi di India e Sudafrica, ma ha incontrato il muro di big come Usa, Ue, Regno Unito, Giappone e Brasile. Le cose però nel frattempo sono cambiate, con la crisi sanitaria che in Sud America non accenna a diminuire e le forti pressioni che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sta subendo in casa propria (175 tra ex capi di Stato e Premi Nobel hanno scritto una lettera alla Casa Bianca affinché sostenga la proposta di liberalizzare i vaccini). A Bruxelles, invece, solo pochi giorni fa l’Eurocamera ha bocciato gli emendamenti presentati dagli europarlamentari della sinistra europea – Cornelia Ernst, Dimitrios Papadimoulis, Marc Botenga e KaterinaKoneçná – in cui i vaccini venivano definiti “beni pubblici mondiali garantiti a tutti” e si invitava l’Unione a “sostenere l’iniziativa promossa da India e Sudafrica presso l’Omc, finalizzata a una sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale”. 450 i voti contrari e 153 e 162 voti a favore, tutti della sinistra e, per quanto riguarda l’Italia, anche del Movimento 5 Stelle e del Pd (che ha viotato in disaccordo con i socialisti e democratici). Lega e Fdi si sono astenuti, Forza Italia ha votato contro in accordo con tutto il Ppe.

Non stupisce quindi che, nelle trattative del Wto, la posizione più rigida sia proprio quella dell’Unione, nonostante i noti problemi nell’approvvigionamento dei vaccini nel Vecchio continente. Il Comitato italiano per la campagna ‘Diritto alla cura’ riferisce che in queste ore stanno arrivando dalla riunione dell’Organizzazione i primi “segnali di speranza” per uno stop temporaneo ai brevetti. “Sia il Belgio che l’Irlanda – spiega il Comitato in una nota – starebbero cercando costituire una ‘coalizione di volenterosi‘ per opporsi alla Commissione Ue che, insieme alla Svizzera, mantiene la posizione più rigida, di chiusura totale verso la proposta di moratoria avanzate da India e Sudafrica, le quali hanno annunciato a breve una seconda versione del loro piano, anche alla luce della tragedia in atto“. Verso un ammorbidimento anche gli Stati Uniti, mentre sul fronte italiano tutto tace. “Non comprendiamo il silenzio del governo italiano: perché il premier Draghi non risponde all’appello che gli hanno rivolto oltre 100 organizzazioni nazionali aderenti alla campagna europea, chiedendogli di appoggiare la proposta di moratoria di India e Sudafrica?”, si chiede il portavoce del Comitato Vittorio Agnoletto. “Siamo fortemente preoccupati di fronte al fatto che il nostro governo appoggi la linea più di chiusura, foriera come vediamo di altri innumerevoli decessi”.

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