Come da attese, giovedì i Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) non hanno raggiunto un accordo su una deroga sui brevetti per la produzione di vaccini contro il Covid-19 che, secondo alcuni Paesi, renderebbe più semplice la produzione dei sieri nelle aree più povere. Contrari alla deroga gli Usa, il Regno Unito e la Commissione Ue. Sulla stessa posizione si sono schierati i 27 Stati membri compresa l’Italia. La settimana scorsa sessantasette organizzazioni avevano firmato una lettera aperta al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e ai presidenti di Camera e Senato affinché sostenessero la sospensione chiesta da India e Sudafrica, che a causa dei brevetti non possono produrre le dosi su larga scala. Anche l’Oms aveva fatto appello alle case farmaceutiche perché accettassero almeno una sospensione temporanea dei diritti.

Venerdì la portavoce della Commissione per il Commercio, Miriam Garcìa Ferrer, in briefing con la stampa a Bruxelles, ha spiegato che l’Unione Europea “ritiene che il problema dell’accesso ai vaccini non verrà risolto sospendendo i brevetti. I problemi sono legati alla mancanza di una capacità produttiva sufficiente a realizzare le quantità necessarie” di sieri anti-Covid. Per l’Ue occorre “incoraggiare la ricerca e l’innovazione, consentendo nel contempo accordi di licenza che aiutino ad aumentare la capacità produttiva. Lavoreremo sotto la leadership di Okonjo Iweala (la numero uno del Wto, ndr) per promuovere la collaborazione al fine di aumentare i trasferimenti di tecnologia e capacità produttiva”. Nel caso ci siano “problemi nella condivisione volontaria delle tecnologie, siamo lieti di discutere nel quadro della Wto quali altri mezzi abbiamo, all’interno della flessibilità permessa dall’accordo Trips (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights)”, come “la licenza obbligatoria dei brevetti, senza il consenso del titolare”, che prevede il pagamento di royalties a fronte della cessione forzata, per un periodo limitato nel tempo, del brevetto.

Il Movimento 5 stelle aveva presentato una mozione a prima firma della deputata Angela Ianaro e firmata anche dall’ex ministra della salute Giulia Grillo in cui chiedeva la sospensione temporanea dei brevetti e l’utilizzo della licenza obbligatoria. Il Parlamento Europeo ha approvato un emendamento sempre dei 5 Stelle che invita la Commissione a superare gli ostacoli e le restrizioni derivanti dai diritti di proprietà intellettuale. “La Commissione europea non può ignorare l’invito del Parlamento europeo a cambiare la sua strategia sui vaccini”, scrive in una nota Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. “Il Movimento 5 Stelle ha depositato la richiesta di una interrogazione orale affinché la Commissione europea venga già nella prossima plenaria a rispondere pubblicamente alle nostre domande – prosegue la nota -. I ritardi nella produzione e le omissioni delle case farmaceutiche non possono essere giustificati in piena pandemia. Dimostriamo con i fatti che la salute dei cittadini viene prima degli interessi delle case farmaceutiche”.

I parlamentari di Sinistra Italiana – Fratoianni, Fattori e Nugnes – dal canto loro hanno presentato un’interrogazione al governo per sapere “se è vero che il nostro Paese, così come gli altri governi Ue, si sarebbe allineato contro la sospensione dei brevetti sui farmaci Covid discussa al Wto: nel Comitato Ue per la politica commerciale, la Commissione europea ha discusso con gli Stati membri la posizione negoziale che dovrà tenere al Wto e da alcune riunioni tra gennaio e febbraio risulterebbe che i 27 delegati governativi si sarebbero detti concordi con l’esecutivo di Bruxelles che sostiene l’opposizione della Commissione alle deroghe richieste da India e Sudafrica al Trattato internazionale che tutela la proprietà intellettuale”.

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