Nomadland vince l’Oscar 2021 come miglior film. Annunciatissimo, e anche un po’ inspiegabile, pure accoppiato alla regia, non di certo irresistibile, di Chloé Zhao, e all’interpretazione di Frances McDormand (terzo Oscar dopo Tre Manifesti ad Ebbing Missouri – 2018 – e Fargo – 1998), ma è andata così. Nella notte degli Oscar stravolti dalla pandemia Covid eppure risolti in presenza, e che magnifica presenza, con la regia di Steven Soderbergh all’interno della Union Station di Los Angeles. Ci ha visto ancora una volta giusto il Festival di Venezia, quindi, invitando Nomadland in Concorso lo scorso settembre 2020 e riuscendolo addirittura ad incoronarlo Leone d’Oro. Film prodotto dalla Disney (Fox Searchlight), manifesto della passiva resilienza di una donna al sistema capitalistico statunitense (lo rimpiange pure, quando è responsabile del suo nomadismo, per dire), osannato dai più, anche se di on the road, di esplorazione di spazi americani, ne abbiamo già visti a iosa e ben più ispirati.

Altra sorpresa mica da poco è il secondo Oscar come miglior attore che si porta a casa Anthony Hopkins per The Father. Era già accaduto per il suo Hannibal Lecter ne Il silenzio degli innocenti (1992) di Jonathan Demme. Assoluto silenzio per Hopkins non presente né tra i tavolini da night club sofisticatissimo della Union Station (set, game, incontro della serata), né tra le seggioline di un teatro dove era sacrificato anche Gary Oldman, e nemmeno in collegamento da Parigi o Londra come altri candidati agli Oscar. Rapida e senza troppe parole, mancando Trump molti attori si sono letteralmente sgonfiati di propositi bellicosi dai palchi delle premiazioni, è stata la McDormand nel ritirare la sua statuetta. Un filo più chiacchierona quando si è impossessata del microfono per ritirare il premio del miglior film. “Guardate questo film e tutti gli altri grandi film di questa serata su grande schermo dove e quando sarà possibile, spalla a spalla con i vostri cari, nel buio della sala”. McDormand e Hopkins battono i favoriti nelle loro categorie, soprattutto l’interprete di The Father cancella il paventato Oscar postumo a Chedwik Boseman.

Scorrendo rapida la lista dei premiati scorgiamo il bel premio a Daniel Kaluuya come Attore non Protagonista in Judah and the black messiah dove interpreta il leader delle Pantere nere, Fred Hampton, tradito da un compagno di lotte e ucciso dall’FBI. L’Oscar come attrice non protagonista è invece andato alla 73enne coreana Youn Yuh-Jung, co-protagonista dell’outsider Minari. La signora che in patria è un viso popolarissimo con cinquant’anni di carriera alle spalle ha ricevuto la statuetta da Brad Pitt, poi è salita sul palco e dopo aver perso Pitt di vista l’ha come cercato con lo sguardo: “Ehi piacere di conoscerla”. Altro Oscar strameritato in una categoria minore – quella del documentario è andato al film che potete trovare su Netflix intitolato My octopus teatcher, ovvero una storia straordinaria tra un uomo e un polipo, lavoro che ci insegna cosa possa riservarci il rapporto tra esseri umani e le altre creature animali. Nessuno rimane comunque a secco, insomma, nella notte ecumenica e cencelliana degli Oscar 2021, se non per lo storicamente importantissimo Il processo ai sette di Chicago di Aaron Sorkin che segna zero su sette nomination. Due gli Oscar a Mank di Fincher (montaggio e production designer), due a Sound of metal (suono e montaggio), due Ma Rainey’s Black Bottom (trucco e costumi); due anche a Soul, il film Pixar diretto da Pete Docter che raccoglie l’ennesima conferma monopolistica della categoria Animazione e anche quello per la miglior colonna sonora di Trent Reznor, Jon Batiste e Atticus Ross; uno perfino all’inguardabile Promising young woman di Emerald Fennell sul palco incinta di sette mesi (Miglior sceneggiatura originale!).

A bocca asciutta invece rimangono diversi italiani: Laura Pausini battuta dall’afroamericana 23enne H.E.R. con il suo Fight for you traccia superiore tratta da Judah and the black messiah; senza premi anche il film Pinocchio di Matteo Garrone che cede il passo sia per il make-up che per i costumi a Ma Rainey’s Black Bottom (con profondo sconforto nella diretta Sky in tv da parte di Gianni Canova, il cinemaniaco). Ma nella serata in cui anche Tenet, l’agnello sacrificale dell’estate appena accennata al cinema 2020, riceve un Oscar (Effetti speciali), chi meriterebbe un Oscar per un film girato in tre ore secche di diretta, con una specie di piano sequenza iniziale per l’entrata di Regina King nel set modello night club screziato da tagli di luce artificiale ma che pareva solare è la trimurti che ha prodotto lo show senza un unico presentatore: Jesse Collins, Stacey Sher e Steven Soderbergh. Quest’ultimo, regista di Traffic, ha davvero rivoluzionato lo spazio tradizionale della Notte degli Oscar, usufruendo della forzata creatività antiCovid, ha come proposto una versione raffinata, con un’inquadratura mai uguale all’altra, con una tensione a cogliere l’intensità dei colori in scena (peccato per la McDormand vestita in maniera dimessa che nemmeno sul camper di Nomadland).

Il dj afroamericano QuestLove ha pure scratchato in sottofondo tutta la sera (e ha anche chiuso ufficialmente il programma), altra scelta originale che mette in naftalina la classica pomposa orchestra solitamente bianca, e l’effetto, oggettivamente non è stato niente male. Segnaliamo infine che la 93esima edizione della Notte degli Oscar, fortemente improntata sul tema dell’inclusività etnica-razziale, tallone d’Achille ed elemento mancante contestato all’Academy negli anni passati, quest’anno almeno fino ai premi molto wasp per attore e attrice protagonisti è stata evidentemente tutta all’insegna di un ravvivante black power. Infine è stata mostrata la lunghissima e commovente lista di artisti defunti nell’ultimo anno. Un momento “In Memoriam” che ha sottolineato come il cinema, quello che abbiamo conosciuto nel tardo Novecento sta cambiando radicalmente e rapidamente come mai era accaduto nella sua storia. Addio quindi, praticamente tutti insieme, a Ennio Morricone, Sean Connery, Max von Sydow, Ian Holm, Olivia de Havilland, Christopher Plummer, Carl Reiner, Kim ki-duk, Brian Dennehy, Michel Piccoli, Giuseppe Rotunno. Michael Apted.

Oggi alle 15 sui nostri canali social commenteremo i vincitori e i vinti degli Oscar 2021 assieme al direttore del festival di Venezia, Alberto Barbera.

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