Cinema

Gli attori Javier Bardem e Yasmin Finney nel corto di Greenpeace “SLAPP Suit” contro le cause intimidatorie

L'attore premio Oscar e attivista: "Le slapp, come quella intentata da Energy Transfer utilizzate anche per silenziare giornalisti, artisti e cittadini"

di Luisiana Gaita

L’attore premio Oscar Javier Bardem e l’attrice candidata ai Children’s and Family Emmy Awards, Yasmin Finney sono protagonisti del cortometraggio “SLAPP Suit” lanciato in tutto il mondo da Greenpeace International. Il corto mette in scena la minaccia rappresentata dalle cause legali temerarie, le Slapp (Strategic Lawsuits Against Public Participation), con cui le grandi aziende inquinanti cercano di zittire ogni voce critica. “Ho realizzato questo film perché Greenpeace sta affrontando una gigantesca battaglia legale sulla libertà di espressione — ha dichiarato l’attore e attivista Javier Bardem — ma in realtà riguarda qualcosa di molto più grande: i tentativi diffusi di mettere a tacere l’attivismo”. Tra le più eclatanti c’è quella che la Energy Transfer ha intentato proprio contro Greenpeace International e Greenpeace Stati Uniti, accusandole di aver causato centinaia di milioni di dollari di danni attraverso una campagna “di violenza e diffamazione” contro la costruzione del Dakota Access, l’oleodotto tanto caro a Donald Trump completato nel 2017. Greenpeace International e Greenpeace negli Stati Uniti hanno di recente presentato ricorso per un nuovo processo davanti al Tribunale distrettuale del North Dakota, che le aveva condannate a pagare 345 milioni di dollari al gigante petrolifero Energy Transfer.

“Il tipo di cause intentate dalla società di oleodotti Energy Transfer viene usato anche per silenziare giornalisti, artisti e cittadini che hanno a cuore le proprie comunità” spiega Bardem. E aggiunge: “La domanda non è perché protestare. Ma come potremmo non farlo, se vogliamo preservare la nostra libertà di esprimere il dissenso?”. Il premio Oscar prende ancora una volta posizione. Da anni, in parallelo alla sua carriera cinematografica, porta avanti il suo impegno civile. Si ricordano, ad esempio, le sue battaglie contro la violenza di genere e per la tutela degli oceani, un’altra collaborazione con Greenpeace che lo ha visto partecipare a spedizioni in Antartide, documentate nel film Sanctuary. Bardem ha parlato alle Nazioni Unite per chiedere un trattato globale a salvaguardia dei mari. Ma l’attore ha anche denunciato pubblicamente la crisi umanitaria a Gaza. Durante la cerimonia degli Emmy Awards ha indossato una kefiah, chiedendo un blocco diplomatico e sanzioni contro Israele. “Molte persone ancora non credono che i nostri diritti siano davvero sotto attacco – spiega l’attrice britannica Yasmin Finney – ed è per questo che abbiamo realizzato questo film: la battaglia legale di Greenpeace contro Energy Transfer è un esempio di resistenza, ma ce ne sono molti altri. I prepotenti temono la forza dell’impegno collettivo, ed è proprio questo di cui abbiamo bisogno oggi”.

Le compagnie dei combustibili fossili usano le Slapp per costringere attivisti, giornalisti, whistleblower e organizzazioni non profit ad affrontare costose spese legali, perdere tempo e risorse e, in definitiva, impedirgli di continuare a denunciare i loro crimini ambientali. Per Greenpeace la società statunitense Energy Transfer ha intentato “una serie di cause legali, nel palese tentativo di negare la libertà di espressione, soffocare le proteste del movimento indigeno di Standing Rock e punire la resistenza pacifica contro l’oleodotto Dakota Access. Negli ultimi anni, anche le compagnie petrolifere Shell, Total ed Eni hanno intentato cause temerarie contro diverse entità di Greenpeace. Alcuni di questi tentativi sono stati respinti, mentre la Slapp intentata da Eni nei confronti di Greenpeace Italia è ancora in corso. Dopo che Greenpeace Italia e Recommon hanno promosso la prima climate litigation italiana contro Eni, il colosso del gas e del petrolio ha denunciato le organizzazioni per diffamazione “con un tempismo – segnala la ong – che fa pensare a una precisa strategia di intimidazione”. In Europa, Greenpeace International, con sede nei Paesi Bassi, sta invece portando avanti una storica causa anti-Slapp che mira a chiedere conto a Energy Transfer delle sue ripetute cause temerarie, sulla base della legge olandese e della nuova direttiva dell’Unione Europea. “Queste tattiche di intimidazione – spiega Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia – sono ormai prassi anche nel nostro Paese, che detiene il primato europeo per l’abuso di cause temerarie. Per questo serve una normativa in grado di tutelare la libertà di espressione e di protesta pacifica”.

Video
Precedente
Precedente
Successivo
Successivo
Playlist

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione