Un piccolo concerto in piazza della Scala davanti al teatro più celebre di Milano. Così il Maestro Alberto Veronesi, affiancato da alcuni artisti precari, ha provato a scuotere le coscienze sulla crisi dei lavoratori dello spettacolo dovuta a un anno di stop per la pandemia da Covid-19. Il direttore d’orchestra ha suonato il primo atto della Bohéme di Giacomo Puccini, mentre i cantanti si sono esibiti legati a delle corde che ne impedivano la libertà per solidarizzare con i colleghi in difficoltà. Proposte anche nuove soluzioni da cui poter ripartire, in particolare strumenti nuovi per orientare i giovani e per ricostruire forme di partecipazione, sociale, culturale e anche economica. ù

“Qui in piazza della Scala, davanti a un simbolo della cultura mondiale, abbiamo voluto cominciare un percorso con cui vengano sciolte queste catene, queste corde che soffocano gli artisti italiani, i precari dello spettacolo e dell’arte italiana che non possono contare su un reddito, un sostegno dallo Stato. E quando ci sono le crisi come la pandemia, vengono gettati totalmente nell’indigenza”, ha spiegato il Maestro dopo il mini-concerto. “La nostra idea è che i 100mila precari della cultura italiana diventino un esercito di ‘culturator’, non navigator”. Sono “persone che hanno studiato venti, trenta, quarant’anni della loro vita e che sono in grado di trasmettere questa cultura”

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