Roberto Benigni Leone d’Oro al prossimo Festival di Venezia. La notizia farà molto discutere. Perché dopo David Cronenberg, Pedro Almodovar, Jean-Paul Belmondo, Jane Fonda e Robert Redford, David Lynch, l’apparizione del comico toscano sembra quasi una volontaria provocazione intellettuale. Ma andiamo con ordine. La Biennale di Venezia annuncia con un bel po’ di anticipo quello che probabilmente sarà il primo (ultimamente ne scappano un paio) Leoni d’Oro, ricordiamolo, alla Carriera. Quindi niente film da presentare (in molti diranno, che fortuna), ma tra l’1 e l’11 settembre 2021 al Lido il benigniaccio, regista di sette film in oltre 30 anni di carriera, premio Oscar per La vita è bella, riceverà un riconoscimento mica da ridere, nonostante la sua attività di cineasta si sia fermata da tempo (e presumiamo anche irreversibilmente) con il dimenticabilissimo La Tigre e la neve (2005).

Nelle motivazioni ufficiali il direttore Alberto Barbera la prende larga. “Sin dai suoi esordi, avvenuti all’insegna di una ventata innovatrice e irrispettosa di regole e tradizioni, Benigni si è imposto nel panorama dello spettacolo italiano come una figura di riferimento, senza precedenti e senza eguali. Alternando le sue apparizioni su palcoscenici teatrali, set cinematografici e studi televisivi con risultati di volta in volta sorprendenti, si è imposto in tutti in virtù della sua esuberanza e irruenza, della generosità con cui si concede al pubblico e della gioiosità appassionata che costituisce la cifra forse più originale delle sue creazioni”. Barbera continua: “Con ammirevole eclettismo, senza mai rinunciare a essere se stesso, è passato dal vestire i panni dell’attore comico tra i più straordinari della pur ricca galleria di interpreti italiani, a quelli di regista memorabile in grado di realizzare film di enorme impatto popolare, per trasformarsi da ultimo nel più apprezzato interprete e divulgatore della ‘Divina Commedia’ dantesca. Pochi artisti hanno saputo come lui fondere la sua comicità esplosiva, spesso accompagnata da una satira dissacrante, a mirabili doti d’interprete – al servizio di grandi registi come Federico Fellini, Matteo Garrone e Jim Jarmusch – nonché di avvincente e raffinato esegeta letterario”.

Benigni ha risposto con il suo consueto tumulto interiore intimo e profondo, oramai tradizionale copia incolla per ogni occasione pubblica (e si spera non anche privata): “Il mio cuore è colmo di gioia e gratitudine. È un onore immenso ricevere un così alto riconoscimento verso il mio lavoro dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia”. Insomma, signori, in attesa del prossimo settembre, il dibattito è aperto: dopo Ermanno Olmi (2008), Marco Bellocchio (2011), Francesco Rosi (2012) arriva Benigni, che ne pensate? Prepariamoci: ne leggeremo delle belle.

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