Nella ormai ultraquarantennale trama che racconta la storia della strage di Bologna si innesta un nuovo capitolo giudiziario. A tre mesi dalle motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo per Gilberto Cavallini, arriva la chiusura indagini per calunnia e falsa testimonianza, con l’aggravante di aver ostacolato un processo penale, a vario titolo, per Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (tutti e tre condannati in via definitiva per il massacro della stazione), l’ex fidanzata di quest’ultimo Elena Venditti, poi Giovanna Cogolli, all’epoca militante di Terza Posizione, e infine Stefano Sparti, figlio di Massimo, il grande accusatore dei Nar al tempo dei primi processi. Il dibattimento, che secondo gli inquirenti, è stato inquinato da bugie e accuse verso innocenti è proprio quello nei confronti di Cavallini, ritenuto il quarto responsabile materiale della strage di Bologna. Era la stata la Corte d’assise di Bologna a inviare gli atti alla procura e chiedere le indagini. Nelle motivazioni, firmate dal presidente, Michele Leoni, erano stati indicati dodici nomi di testimoni denunciati proprio per le “false testimonianze finalizzate a depistare un processo penale in materia di strage”. E ora per sei di loro i pm Antonello Gustapane e Antonella Scandellari hanno chiuso le indagini, atto che di solito precede la richiesta di rinvio a giudizio.

A Ciavardini si contesta di aver taciuto, durante il processo a Cavallini, “l’identità del personale medico che lo aveva curato per la ferita riportata durante l’attentato commesso, insieme a Cavallini, Fioravanti e altri, a Roma il 28 maggio 1980, per il quale aveva ammesso le sue responsabilità” e “l’identità di coloro, amici del Cavallini, che lo avevano ospitato a Viliorba di Treviso e zone limitrofe tra il luglio e l’agosto 1980, quando non era in casa del Cavallini”. Le indagini sono state chiuse anche nei confronti di Stefano Sparti, che secondo la Procura ha mentito a più riprese riguardo alla testimonianza del padre Massimo e su quello che fece il giorno della strage. Venditti è, invece, accusata di aver negato “contrariamente al vero, che Luigi Ciavardini, nella giornata dell’1 agosto 1980, avesse fatto avvertire per telefono (tramite il padre di Marco Pizzari) lei stessa, Cecilia Loreti e Marco Pizzari di spostare la partenza in treno da Roma a Venezia dall’1 al 3 agosto, affermando, invece, falsamente che la telefonata fosse stata fatta il 2 agosto”. A Cogolli, la Procura contesta di aver negato “di conoscere Massimiliano Fachini, leader del neofascismo” e che “nei giorni precedenti al 2 agosto 1980 a Bologna, o in località limitrofa” lo aveva incontrato e “le aveva detto di allontanarsi con urgenza da Bologna perché ‘sarebbe accaduto qualcosa di grosso’, così ‘che era meglio che andasse via dalla città per evitare di essere coinvolta’, come da lei, invece, riferito prima a Mauro Ansaldi e poi a Paolo Stroppiana, anche loro esponenti della destra eversiva”. In più avrebbe affermato “falsamente che in quel periodo era a Borgo Passignano sul Trasimeno in Umbria per essere più vicina a Fabrizio Zani, all’epoca detenuto a Roma, con il quale aveva una relazione sentimentale”.

Valerio Fioravanti, come si legge nell’avviso di fine indagine della Procura di Bologna, oltre che per false affermazioni durante il processo a Gilberto Cavallini per la strage del 2 agosto, è accusato anche di calunnia nei confronti dell’allora comandante della Sezione Speciale Anticrimine dei Carabinieri di Padova, Giampaolo Ganzer. Francesca Mambro, infine è accusata di aver “affermato falsamente che, durante le indagini sulla strage di Bologna condotte nei confronti di lei e di Valerio Giuseppe Fioravanti, ‘c’è stato un momento in cui c’è stato anche offerto un modo per uscire da questa vicenda accusando della strage Giorgio Vale perché era morto; accusavamo una persona che non c’era più, e avremmo risolto il problema’, senza fare i nomi delle persone, appartenenti agli organi inquirenti impegnati nelle indagini sulla strage di Bologna, che avrebbero sollecitato lei e Valerio Giuseppe Fioravanti a far ricadere la responsabilità penale della strage su Giorgio Vale, deceduto il 5 maggio 1982, componente dei Nar”.

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