di Pietro De Sarlo

Io sono nessuno, e in quanto tale rivendico il privilegio di dire la prima minch**a che mi passa per la testa al bar dello sport e sui social, in pubblico e in privato. La Costituzione me lo garantisce e il vero limite alla mia libertà di espressione, oltre ai pochi casi previsti dalla legge, è il rispetto di me stesso. Posso dire che Erdogan è un dittatore? Sì, posso dire anche peggio. Che è un maleducato? Sì, quasi quanto Michel. Che i musulmani e i turchi mi stanno antipatici? Alcuni sì e alcuni no, come i cattolici, gli italiani e i tedeschi. Angela Merkel mi sta antipatica: ha quasi frantumato l’Europa imponendo ai greci e agli europei lacrime e sangue: inutili, visti i risultati. Se Erdogan l’avesse lasciata in piedi avrei meschinamente goduto.

Ursula Von Der Leyen invece mi è simpatica. È un donnino dall’aspetto gracile ma che ha preso l’Europa per i capelli, si è accorta del precipizio e sta facendo tutto quello che è umanamente possibile fare per dare prospettiva e credibilità all’intera comunità europea. Non solo, in lei vedo l’Istituzione: la Commissione Europea. L’unica espressione di una Europa democratica, visto che dal Parlamento Europeo è stata eletta. Il resto, compreso Michel – come l’Eurogruppo, il Mes o la Bce – se associati al termine democrazia mi sembrano un ossimoro. Difficile che possano dare lezioni di democrazia e civiltà al mondo.

L’atto di lasciarla in piedi ha umiliato l’Istituzione prima della Donna. Anzi proprio l’”ehm” imbarazzato di Ursula ha evidenziato la forza della Donna e ha distrutto Erdogan e Michel, sottolineando la loro inadeguatezza più di qualsiasi improperio. Sono certo che la Donna avrebbe volentieri girato i tacci lasciando tutti di stucco; il peso e la responsabilità dell’Istituzione hanno imposto alla Donna di rimanere. Grazie Ursula, siamo con te! La tua umiliazione è anche la mia e di tutti i cittadini democratici europei.

Veniamo a noi. Draghi afferma che Erdogan è un dittatore ma che è un dittatore di cui abbiamo bisogno.

Per cosa? Per tenere valanghe di immigrati chiusi nei lager turchi in modo che noi possiamo fare le anime candide? Per poi rivolgerci al dittatore la prossima volta che ci rapiscono una persona, come accaduto per Silvia Romano? Oppure ci serve come forza della Nato, a presidio degli interessi dell’Occidente nei confronti dei russi? Oppure perché temiamo che finito Erdogan ci sia qualcosa di peggio? Oppure per farci affari?

Draghi svela, inopportunamente, l’ipocrisia di una posizione che è logicamente insostenibile: un dittatore di cui abbiamo bisogno! Ipocrisia che palesa impotenza e debolezza se non si potrà porre l’unico rimedio possibile: abbattere il dittatore o rinunciare ai suoi preziosi servizi. Facile invece prevedere qualche imbarazzata marcia indietro. Più facile ancora ritenersi spettatori di una batracomiomachia tra noi e la Turchia, oppure di una delle solite operette inutili. Rimane la curiosità di sapere se ci siano in giro per il mondo dittatori di cui invece non abbiamo bisogno. Quali sono e cosa facciamo contro di loro? Almeno contro quelli di cui non abbiamo bisogno qualcosina dovremmo fare. O no?

Non riesco ad immaginare cosa avrebbe scritto la stampa del mainstream se una “voce dal sen fuggita” come questa fosse capitata a Conte o, peggio, al ‘bibitaro’ Di Maio: inadeguatezza, scarso senso del ruolo, espressione di una Italietta che non conta niente e via così da Panebianco in giù, passando per Polito e Giannini. Invece no! L’ha detto Draghi “per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte”. Amen.

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