A inizio febbraio era stata addirittura avanzata l’ipotesi dell’immunità di gregge, visto il crollo di contagi, morti e ricoveri in terapia intensiva. Ma ora il trend della crisi sanitaria in India ha iniziato a percorrere la strada inversa: per la prima volta da inizio pandemia sono stati accertati più di 125mila contagi e 685 morti in 24 ore. Si tratta del bollettino peggiore dal 4 novembre, quando vennero registrate 713 vittime. I casi hanno iniziato a moltiplicarsi da inizio marzo. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, scrive Hindustan Times, sono 12.928.574 i casi e i 166.862 decessi per complicanze legate al Covid-19 e nel paese, che ha oltre 1,3 miliardi di abitanti, sono 910.319 i casi attivi. Lo stato di Maharashtra, dove si trova Mumbai, resta il più colpito con circa 59.907 casi confermati nelle ultime 24 ore e finora sono 11.851.393 le persone dichiarate guarite dopo aver contratto il virus.

La diffusione del contagio – Gli esperti stigmatizzano l’abbassamento della guardia degli ultimi mesi, con il governo che ha autorizzato riunioni fino a 3 milioni di persone, come nel pellegrinaggio Kumbh Mela ad Haridwar, lungo il Gange, centinaia di migliaia di spettatori al match di cricket tra India e Regno Unito in Gujarat, e oceaniche manifestazioni politiche per le elezioni in cinque stati. Il 6 aprile, poi, 800mila persone hanno assistito in West Bengala a un comizio del Premier Modi, e tra loro pochissimi indossavano la mascherina.

Ospedali allo stremo e nuove restrizioni – Per contrastare la rapida diffusione della nuova ondata, il Gujarat, stato natale del premier Modi, ha varato nuove restrizioni, annunciate in un videomessaggio dal governatore Vijay Rupnai. Nelle venti città più popolose si prevede il coprifuoco notturno, il divieto di riunione di più di cinque persone, e si impedisce al pubblico di assistere ad eventi sportivi. I responsabili dei principali ospedali pubblici del paese fanno sapere che le strutture sono allo stremo per l’afflusso di nuovo pazienti e che le unità di terapia intensiva non hanno più letti liberi. L’Aiims, la più grande clinica statale della capitale, ha ristretto l’accesso ai ricoverati, sospendendo tutte le visite ambulatoriali.

Seconda dose per Modi, ma i vaccini scarseggiano – Nonostante l’India sia il primo produttore mondiale di vaccini e, secondo Deloitte, destinato a diventare il secondo al mondo per quello contro Sars-Cov-2, in diversi stati e in varie città, anche a Mumbai, iniziano a scarseggiare le dosi. Ieri il ministro della Salute del Maharashtra, Rajesh Tope, ha detto ai giornalisti che nello stato restano dosi per proseguire le inoculazioni per tre giorni. Secca la risposta del ministro della Sanità del governo di Nuova Delhi, Harsh Vardhan, secondo il quale si “cerca di distogliere l’attenzione” dai “ripetuti fallimenti nel controllo della diffusione” del virus e dagli scarsi risultati nella campagna di vaccinazioni. Intanto il premier indiano Narendra Modi ha ricevuto la seconda dose. “La vaccinazione è una delle poche strade che abbiamo per sconfiggere il virus – ha scritto in un tweet – Se potete vaccinarvi, fatelo presto. Registratevi”. Il premier, ricorda il Times of India, aveva ricevuto il primo marzo la prima dose del vaccino Covaxin – nato e prodotto in India – e da ieri nel gigante asiatico si possono registrare per la somministrazione tutte le persone con più di 45 anni.

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