Un calo progressivo e sistematico di morti e contagi da inizio anno, così come di ricoveri in terapia intensiva. Il trend della pandemia in India – paese da 1,3 miliardi di abitanti secondo solo agli Stati Uniti per numero di casi, a oggi più di 10,8 milioni – suggerisce che alcune aree del Paese stiano andando verso l’immunità di gregge, complice anche l’età media della popolazione (solo il 6,5 per cento è over, in pratica un quinto rispetto all’Europa), la presenza di altri patogeni e il mancato rispetto delle misure di contenimento anti-Covid – in particolare distanziamento e utilizzo delle mascherine – che hanno contribuito a una forte circolazione del virus. Dalle città, poi, Sars-Cov-2 è arrivato nei villaggi e nelle campagne con l’esodo di milioni di persone hanno lasciato i centri urbani la scorsa primavera quando è stato proclamato il lockdown. A questo si aggiunge una diffusa condivisione di servizi igienici e di rubinetti dell’acqua, in agglomerati fortemente congestionati e senza il rispetto delle norme igieniche.

Tutti elementi approfonditi dal Financial Times, che ha esaminato l’andamento della pandemia nel Paese, dove oggi i contagi sono scesi a circa 15mila al giorno rispetto ai quasi 100mila di settembre. A dare un’indicazione importante sull’ipotesi dell’immunità di gregge sono i test sierologici effettuati a Delhi, Mumbai e Pune, città da milioni di abitanti, da cui è emerso che “più della metà dei residenti è già stata esposta al virus”. Addirittura, aggiunge Ft, nello stato del Karnataka che ha oltre 60 milioni di abitanti, ad agosto 2020 i contagi erano stati in tutto 31 milioni: colpita dal virus il 44% della popolazione rurale e il 54% di quella urbana. Ma di tutti i contagiati, spiega al quotidiano Randeep Guleria, direttore dell’All India Institute of Medical Sciences e membro della task force del governo per la gestione della pandemia, il 30-40% “potrebbe aver avuto infezioni asintomatiche o lievi e non essere stato sottoposto a test”. I numeri della pandemia in India, che includono anche 154mila morti, non indicano realmente le proporzioni del contagio – certamente sottostimato – e dei suoi effetti, visto che molti decessi nel Paese avvengono ancora in casa, senza che il malato venga trasportato in ospedale. Un elemento che, in ogni caso, non contrasta con i dati che testimoniano un importante rallentamento nella diffusione del virus.

Paradossalmente, chi sta osservando una maggiore insorgenza di casi è lo stato del Kerala, ovvero quello che inizialmente si era più attivato per il controllo del virus. Se la situazione di oggi è incoraggiante, resta da vedere però come reagirà il Paese nel fronteggiare le mutazioni del virus, tenendo presente che l’India è un paese che raramente effettua sequenziamenti, rendendo così impossibile il controllo della circolazione delle varianti. Intanto è partita anche la campagna di vaccinazione che si pone l’obiettivo di vaccinare 300 milioni di indiani entro agosto. Un target al momento troppo ambizioso, visto che ad oggi soltanto 3 milioni di persone hanno ricevuto almeno una dose del siero.

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