A poco meno di tre mesi dalla decisione della Cassazione mercoledì 7 aprile si aprirà il processo bis per la morte di Martina Rossi, la 20enne morta il 3 agosto 2011 a Palma di Maiorca. Imputati per tentata violenza sessuale Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, mentre il reato di morte in conseguenza di un altro reato è prescritto. Ed è proprio per evitare che il troppo tempo trascorso cancelli un altro reato senza che ci sia stato un altro dibattimento che l’avvocato della famiglia dice che sarà necessario fare presto. “La prescrizione scatterà ad agosto, o poco oltre, per cui dovremo fare una corsa contro il tempo, bisogna assolutamente non arrivare alla prescrizione” dice Stefano Savi legale dei genitori di Martina Rossi.

In primo grado il tribunale di Arezzo aveva condannato Albertoni e Vanneschi a 6 anni ritenendo che Martina fosse precipitata dal balcone della camera dove alloggiavano i due imputati – nello stesso hotel della studentessa genovese – per sfuggire a un tentativo di stupro. In appello invece, lo scorso 9 giugno, i due imputato sono stati assolti dall’accusa di tentata violenza sessuale di gruppo con la formula “perché il fatto non sussiste” mentre era stato dichiarato prescritto il capo di imputazione di morte come conseguenza di altro reato.

La Cassazione ha, infatti, annullato la duplice assoluzione e ora entrambi devono sottoporsi per la seconda volta al giudizio dei giudici d’appello con l’accusa di tentato stupro. I due giovani di Castiglion Fibocchi (Arezzo) sono accusati di aver tentato lo stupro della ventenne di Genova che all’alba del 3 agosto 2011, di ritorno da una serata in discoteca, perse la vita nella caduta dal sesto piano dell’hotel ‘Santa Ana’ a Palma di Maiorca, dove si trovava in vacanza con delle amiche. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Martina scavalcò il balcone della camera 609, precipitando nel vuoto, per scappare.

Secondo i supremi giudici, nella sentenza di appello che ha riconosciuto la non responsabilità dei due imputati sono stati ”depotenziati tutti gli elementi fattuali certi della scena del tragico evento come emergenti dagli atti, depotenziando, altresì la portata delle altre circostanze indizianti certe (i graffi sul collo di Albertoni ed il mancato rinvenimento sul cadavere della vittima dei pantaloncini del pigiama) e con un ragionamento di evidente incongruenza logica, hanno assolutizzato le dichiarazioni del testimone oculare della precipitazione di Martina sminuendo altresì il narrato degli altri testimoni de auditu, però essenziali per individuare la diacronicità degli accadimenti, ossia quanto riferito dai turisti danesi che occupavano la stanza a fianco di quella ove si trovavano i giovani imputati”.

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