Per il secondo anno consecutivo la pandemia costringe a limitare spostamenti e contatti a Pasqua. Per trovare le parole e proporre riflessioni laiche per un giorno dal forte valore simbolico, ilfattoquotidiano.it si è affidato ad alcuni scrittori e scrittrici, chiedendo loro di rivolgere liberamente un augurio a chi desiderano. Cinque esponenti di primo piano della letteratura italiana hanno accettato di condividere un messaggio con i nostri lettori.

Carlo Lucarelli, scrittore di letteratura gialla e noir, è uno dei volti più conosciuti della nostra narrativa, grazie anche alla televisione. L’autore bolognese che quest’anno ha pubblicato per “Einaudi” il libro “L’inverno più nero. Un’indagine del commissario De Luca”, si definisce “vagamente credente” ma oggi non andrà certo in Chiesa. Eppure il suo augurio è rivolto proprio a chi si affida alla Pasqua: “Penso a quelli che pur credendo che la Pasqua sia importante, continuano ad odiare. Il mio augurio è che possano cambiare idea. L’odio esiste, lo vediamo su Internet; lo incontriamo in coda al supermercato”. Lucarelli non è tra coloro che crede che la pandemia ci abbia reso migliori: “Non siamo cambiati. Non siamo peggiorati ma nemmeno siamo diventati uomini e donne diversi. Abbiamo solo più consapevolezza della solitudine, della sofferenza ma non basta. Oggi c’è più isteria, più rabbia”.

Nemmeno Valeria Parrella, scrittrice napoletana con alle spalle una tesi in glottologia e decine di libri pubblicati con “Einaudi” tra cui “Almarina” (finalista al premio Strega) è cattolica: “Non mi son mai chiesta se credo o no. Non l’hanno fatto nemmeno i miei genitori ma non riesco ad immaginare un Dio attorno a noi. La mia impostazione filosofica è materialista”. Parrella ragiona subito sugli effetti concreti di questa crisi ormai in corso da più di un anno: “Ho in casa un ragazzino di 15 anni a cui dico che anche quest’anno non si farà nulla. Eravamo abituati a buttarci sulla spiaggia ma non si può fare. Comincia a diventare faticoso. Siamo funestati dal pensiero della morte. Lo sapevamo che la gente moriva: eravamo noi occidentali in un periodo strano senza guerre e pandemie. La malattia e la morte ora non sono più un’esperienza individuale. Per la prima volta nessuno può aiutare nessuno, la morte può essere totalizzante”. La scrittrice napoletana vede difficile pensare alla resurrezione, ma associa il concetto di questa ricorrenza al vaccino: “Morte e rinascita sono stridenti. L’augurio è rivolto al vaccino ma dobbiamo sapere che ci libereremo solo quando la maggior parte del pianeta sarà vaccinato. La sfida è ancora lunga. La speranza risiede nel sistemarsi le cose in testa: dobbiamo imparare a fare i conti, a fare pace con questo momento storico”.

A vivere la Pasqua dalla lontana Scozia è la scrittrice Giulia Bignami, 31 anni e un libro appena pubblicato per “Baldini e Castoldi” dal titolo “La zattera astronomica. Come sopravvivere a un papà scienziato”. Figlia dell’astrofisico scomparso Nanni Bignami e lei stessa scienziata, racconta la sua infanzia incredibile, a volte traumatica, spesso fantastica, in un racconto esilarante e commovente: “Vivo la Pasqua solo come una ricorrenza. Mi definirebbero atea ma non so se questa è la giusta considerazione. Il mio augurio è che si capisca l’importanza che ha avuto la ricerca scientifica nel superare la fase del coronavirus.. E’ difficile far capire all’opinione pubblica quanto sia importante la ricerca. La velocità con cui è stato sviluppato questo vaccino deriva da quello che si è fatto prima. La Pasqua dev’essere vissuta come una rinascita che renda giustizia”.

Decisamente fuori dal coro Maurizio De Giovanni, l’autore napoletano noto a tutti per i fortunati cicli del commissario Ricciardi, dei bastardi di Pizzofalcone e negli ultimi anni con i romanzi incentrati sull’assistente sociale Mina Settembre. Anche lui dice di “non avere il conforto della fede” ma un augurio lo vuole fare comunque, tutto in chiave politica: si rivolge infatti a Enrico Letta, neo segretario del Partito Democratico: “Gli auguro di ritrovare l’identità della Sinistra e riportarla in sella. La Sinistra italiana ha bisogno di una resurrezione, potrebbe uscire dal sepolcro e riproporsi come vita. E’ una scommessa con una quota alta”.

Infine, decisamente irriverente è Piergiorgio Odifreddi, che si produce in un “non augurio” con una vena polemica: “Mi auguro e auguro a tutti che si smetta di celebrare le festività religiose. Non devo essere proibite ma non dev’essere lo Stato laico ad accettarle. Così anche è assurdo che le scuole facciano vacanze solo in corrispondenza delle feste religiose”.

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