Cultura

Tullio Solenghi conclude il suo viaggio nel teatro di Govi con “Colpi di timone” al Teatro Carcano di Milano

Tullio Solenghi chiude al Carcano di Milano la tournée dell'ultimo capitolo di una trilogia di commedie, dedicata a Gilberto Govi

di Gabriele Gelmini
Tullio Solenghi conclude il suo viaggio nel teatro di Govi con “Colpi di timone” al Teatro Carcano di Milano

Tullio Solenghi, sul palco del Carcano di Milano dal 6 al 10 maggio con Colpi di timone, porta a compimento il suo personale viaggio nel teatro di Gilberto Govi, chiudendo una trilogia iniziata con I maneggi per maritare una figlia e proseguita con Pignasecca e Pignaverde.

Lo spettacolo, tratto dalla commedia che fece debuttare Govi al cinema nel 1942, rappresenta un ulteriore passo nella raffinata operazione di recupero e reinterpretazione del repertorio goviano: Solenghi, regista e protagonista, si cala ancora una volta nei suoi panni con un lavoro di trasformazione meticoloso, fatto di un lavoro impegnativo su voce e gestualità. Il suo Giovanni Bevilacqua – armatore genovese ironico ma disincantato – è convinto di avere pochi mesi di vita a causa di una diagnosi medica sbagliata: decide così di dire finalmente tutto ciò che pensa ai membri dell’alta società genovese che frequenta, smascherandone ipocrisie, interessi e piccole meschinità. Ne nasce una girandola di situazioni comiche ed equivoci, che portano lo spettatore a riflettere sul valore della verità e sulle conseguenze della sincerità assoluta.

A rendere ancora più efficace lo spettacolo è una compagnia affiatata e di alto livello. Accanto a Solenghi troviamo Barbara Moselli nel ruolo della segretaria Paola e Mauro Pirovano nei panni del fidato Pietro. Completano il cast Claudia Benzi (Teresa), Daniele Corsetti (Bonetti), Stefano Moretti (avv. Baratti), Roberto Alinghieri (prof. Brunelli), Aleph Viola (comm. Longoni), Stefania Pepe (Lola), Mirco Tosches (conte Terzani) e Lorenzo Scarpino (capitano Negri). Un ensemble corale che sostiene con precisione ritmica e sensibilità interpretativa l’impianto della commedia.

Dal punto di vista scenico, il contributo di Davide Livermore – che firma una scenografia in bianco e nero – conferisce eleganza e un tocco d’antan, mentre il lavoro su trucco e parrucco permette a Solenghi di completare una metamorfosi ormai iconica. Il risultato è uno spettacolo che riesce a parlare sia al pubblico contemporaneo sia agli estimatori del teatro tradizionale, mantenendo vivo lo spirito di Govi senza trasformarlo in esercizio nostalgico. In questo senso, la scelta di chiudere la trilogia con questo titolo appare coerente: se nei precedenti spettacoli dominava la maschera, qui emerge con maggiore forza l’uomo.

Con questa pièce Solenghi conferma l’importanza di un’operazione culturale che punta a rileggere un classico rendendolo vivo, attuale e sorprendentemente vicino alla sensibilità di oggi.

Successivo
Successivo
Playlist

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione