Più 8 sul Milan con una partita in meno, più 10 sull’Atalanta che in questo momento pare quasi la rivale più credibile se non fosse a distanza siderale, addirittura più 12 sulla Juventus che dominava da dieci anni. Adesso non è più solo una fuga: a dieci giornate dalla fine, l’Inter ha davvero cominciato a cucirsi addosso un pezzo di quello scudetto che manca da dieci anni, nove dominati dalla Juve. Lo avevamo scritto a fine febbraio, dopo la vittoria nel derby: in 40 giorni Conte avrebbe potuto chiudere i giochi. Quel 3-0 è stata davvero la chiave di volta della stagione col senno di poi, ma anche con quello di prima: il calendario favorevole, la forma in salita e quella in discesa dei rivali, le coppe e gli infortuni, tutto diceva Inter. I tifosi nerazzurri avranno fatto gli scongiuri, ma è andata esattamente così. Il successo di ieri a Bologna, o meglio la giornata di ieri in cui Juventus e Milan hanno frenato ancora, è l’ennesimo passo, forse quello decisivo, verso lo scudetto. In questi casi di solito si dice che solo loro possono perderlo, ma a 10 giornata dal termine con questi distacchi bisognerebbe mettercisi davvero d’impegno.

Nelle ultime 11 partite, ha segnato 23 gol e ne ha subiti solo 3. Sono numeri da dominatrice, quale l’Inter è diventata nel corso dei mesi. Inutile tornare sulle ragioni della crescita, sono già certificate: l’inserimento nella formazione titolare di Eriksen e Perisic, che hanno dato più qualità; la maturazione psicologica, con lo scatto di personalità soprattutto a partire dalla vittoria contro la Juventus; anche uno sviluppo tattico, nella capacità di lettura dei diversi momenti della partita e nel mantenimento del risultato. Semmai, si potrebbe sottolineare che questo definitivo exploit sul piano dei risultati è coinciso con un’ulteriore involuzione nel gioco, con le linee sempre più compatte dietro, ad aspettare e colpire gli avversari in ripartenza. Ma i puristi del bel calcio se ne faranno una ragione, specie se nerazzurri. Oggi l’Inter di Conte è finalmente una grande squadra, almeno in Italia (in Champions si è vista una storia diversa, ma era anche un’altra Inter).

Per scavare il fosso è stata determinante la striscia di nove vittorie consecutive. Come non succedeva dal 2007, epoca post Calciopoli in cui i nerazzurri si erano abituati per qualche anno a vincere senza rivali. Ed è questa forse l’altra chiave di lettura della stagione. Con i suoi 68 punti attuali, l’anno scorso i nerazzurri sarebbero stati subito sotto alla Juventus, due anni fa staccati addirittura di 7 lunghezze. Quest’anno invece hanno praticamente già vinto il titolo. A febbraio, una proiezione dell’osservatorio Cies dava l’Inter campione a 81 punti: quella stima probabilmente sarà rivista al rialzo dopo l’ultimo filotto di vittorie, ma nulla comunque da giustificare il “no contest” a cui stiamo assistendo. Insomma, l’Inter è davvero cresciuta, non tanto nella classifica quanto nella personalità, ma in un campionato livellato verso il basso gli avversari sono spariti: la Juventus è crollata nelle sue contraddizioni societarie e tecniche, gli altri non sono semplicemente mai esistiti, perché nessun’altra squadra (tantomeno il Milan, che pure l’ha sognato per mesi) erano in grado di competere per il titolo. Se l’Inter vincerà lo scudetto (e lo vincerà, salvo sorprese clamorose), sarà per merito suo. Se Conte sta quasi già festeggiando a Pasqua, è soprattutto demerito degli altri.

Twitter: @lVendemiale

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