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Roland Garros, l’impresa del “predestinato” Fonseca contro Djokovic: perché la vittoria può cambiargli la carriera

Il brasiliano ribalta tutto e il campione serbo è costretto a lasciare Parigi. Tra i due 19 anni di differenza
Roland Garros, l’impresa del “predestinato” Fonseca contro Djokovic: perché la vittoria può cambiargli la carriera
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È una linea di demarcazione. Quella che può cambiare una carriera. La vittoria che serviva per iniziare a tenere fede a tutte le aspettative che da sempre lo accompagnano. C’è tutto questo nell’impresa di Joao Fonseca contro Novak Djokovic al Roland Garros, arrivata al termine di uno spettacolo lungo cinque set, con il punteggio di 4-6 4-6 6-3 7-5 7-5. Il brasiliano si inventa una rimonta incredibile, sotto due set a zero, riuscito ad ottenere l’exploit a livello Slam che gli mancava. Una vittoria che fa rumore, e che adesso rende Fonseca un serio pretendente per la vittoria finale.

È stata una partita emozionante, da ricordare. Djokovic è riuscito ancora una volta a stupire tutti con una prestazione commovente. È andato avanti di due set e sembrava sul punto di respingere una differenza di età di 19 anni grazie all’esperienza e alla testa. In questa sfida generazionale (Nole classe 1987, Fonseca 2006) il 24 volte campione Major ha cercato di fare la differenza con tutta la sua personalità, ma la voglia del serbo di spingersi oltre i propri limiti non ha potuto arginare l’esuberanza e l’imprevedibilità di Fonseca che, punto dopo punto, game dopo game, si è scrollato di dosso la tensione dell’inizio. Per capire quanto grande sia l’impresa del 19enne brasiliano basta un dato: solo tre volte in carriera Djokovic ha subito una rimonta da due set a zero. L’ultima volta era successo sedici anni fa, proprio al Roland Garros, contro l’austriaco Melzer. Era il 2010 e Fonseca aveva appena quattro anni.

La vittoria contro Nole può rappresentare per il brasiliano un vero e proprio spartiacque. Il serbo ha sì 39 anni, ma è ancora il numero 4 del mondo e detentore di record su record. Insomma, per quanto la sua parabola sia in discesa, non è un giocatore qualsiasi. Soprattutto negli Slam; soprattutto al quinto set. Fonseca ha fatto quello che non è mai riuscito a fare: vincere contro un top player. E questo può cambiare tanto nella testa di un ragazzo che da sempre viene indicato come il “terzo incomodo” nella rivalità tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Questo terzo turno è la presentazione definitiva (almeno simbolicamente) di Fonseca. Qualcosa di simile a quello che accadde a Wimbledon nel 2001, quando Roger Federer sconfisse Pete Sampras. Adesso il prossimo passo è provare ad alzare ancora il livello: vincere il Roland Garros ed emulare un altro brasiliano, Gustavo Kuerten, che su questa terra ha trionfato ben tre volte. Forse è ancora troppo presto; o forse no.

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