Parlare di sessualità non è mai semplice, per via dei miti, dei pregiudizi, degli stereotipi.

La questione si complica ancor di più quando si inizia a parlare di sessualità nel disturbo dello spettro autistico: accostamento, questo, che somiglia quasi ad un ossimoro, specialmente quando si parla di autismo con difficoltà severe.

Due sono infatti le opinioni più diffuse nel momento in cui ci si pone di fronte all’eventualità che una persona autistica possa praticare rapporti intimi o avere desideri sessuali: nel primo caso l’eventualità che ciò possa verificarsi rasenta lo zero, in quanto nell’opinione comune le persone autistiche vengono considerate totalmente asessuate o infantili, degli eterni fanciulli. Nel secondo caso, invece – sebbene tale visione fosse più radicata in passato – si tende a pensare che i soggetti autistici possano rivelarsi sessualmente pericolosi per la controparte non disabile.

Il primo mito da sfatare riguarda l’assenza di un pensiero sulla sessualità da parte delle persone disabili: tutti gli esseri umani, e dunque anche coloro che nascono con disabilità o disturbi significativi del neurosviluppo, hanno delle esigenze sessuali. La “pericolosità” invece (se così vogliamo definirla) può insorgere all’occorrenza della ripetizione di un qualche tipo di comportamento sessualizzato in pubblico (come il denudamento o la masturbazione). C’è da considerare però che i ragazzi autistici, con l’enorme esigenza di vivere una routine immutata e sempre uguale, trovano difficile rinunciare a mettere in atto certi rituali una volta che questi entrano a far parte della propria quotidianità.

Sarebbe quindi utile operare un’educazione sessuale – magari anche tramite delle strisce illustrate o dei fumetti – che, partendo dall’insegnamento della propria igiene personale e della cura di sé, li prepari ai cambiamenti che interverranno nel corpo, spiegando che accadono a tutti, ed utilizzando i termini esatti degli organi genitali affinché possano apprendere la parola corretta. Si potrebbe spiegare l’erezione e la polluzione notturna ai propri figli maschi. Alle ragazze si potrebbe invece insegnare come mettersi l’assorbente e fare delle prove sporcandolo con una sostanza colorante, in modo che al momento della comparsa della prima mestruazione non siano troppo spaventate.

Per quanto concerne la masturbazione, che rappresenta di sovente l’unica attività sessuale a cui accederanno i ragazzi autistici con difficoltà severe, è bene puntualizzare che è permessa solo nel bagno di casa, o nella propria camera, con la porta chiusa, definendo anche un momento specifico durante l’arco della giornata.

Per quanto attiene invece ai possibili episodi di denudamento in pubblico, va ricordato che alcune volte questo si verifica a causa di indumenti molto stretti, dal prurito dovuto alla crescita dei peli pubici, dal fastidio causato dal tessuto degli indumenti, da sensazioni tattili come il sentirsi umidi o, nel caso della ragazza, dalle vampate di calore o dai crampi mestruali. È bene quindi assicurarsi preliminarmente della causa scatenante che lo ha indotto piuttosto che intervenire in maniera avventata.

L’educazione sessuale dovrebbe infine incentrarsi sulla presentazione delle diverse pratiche sessuali (sesso anale, vaginale, orale), sul corretto uso del preservativo e sulle malattie sessualmente trasmissibili. Andrebbe insegnato ai propri figli a comunicare quando a livello tattile si sente “qualcosa che non va” (un dolore, un fastidio… non dimentichiamo che i soggetti autistici sono molto sensibili a livello sensoriale), spiegando loro che il sesso è un’attività intima che si può intraprendere sia con gli altri che in solitaria e che quando si viene avvicinati da una persona estranea bisogna comunicarlo alle persone di fiducia (aiutandoli a distinguere tra “segreti che vanno bene” e “segreti che non vanno bene”).

Far sì che i ragazzi autistici con difficoltà severe partecipino, per quanto possibile, alla determinazione della propria vita sessuale, facilitando e sostenendo la comprensione di quelle che sono le loro preferenze, insegnandogli a “saper dire di no” quando si è oggetto di attenzioni indesiderate da parte di altri, riuscirà senz’altro ad aiutarli ad aggiungere un ulteriore tassello di indipendenza in vista del futuro e permetterà loro di onorare l’universalità di un assunto fondamentale: il diritto sessuale è per tutti.

Si ringrazia per la collaborazione la dr.ssa Elisa Ginanneschi

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