Enrico Vaime o della risata degli italiani. È morto a Roma ad 85 anni il celebre autore televisivo, teatrale, radiofonico, perfino cinematografico, del secondo Novecento, colui che andava a braccetto con Luciano Bianciardi, dettava le battute a Walter Chiari e Paolo Villaggio, duettava con Maurizio Costanzo, lanciava un imitatore timido e segaligno come Fabio Fazio. Vaime ci avrebbe trovato sicuramente una battuta tranchant, un aforisma flaianesco, ma a definirlo autore poliedrico e instancabile non gli si sarebbe fatto torto alcuno. E ancora: per inquadrare questo signore qui, uno di quegli uomini arguti e brillanti che aveva vissuto il boom del primo dopoguerra, che aveva costruito le basi dello spettacolo e della televisione italiana, dovevi subito far spazio al suo dissacrante senso dell’umorismo.

Felicemente ancorato nell’eterno giochino della sinistra contro la destra, Vaime sapeva però arricchirlo di spruzzatine di non-sense e di quel disincanto da cultura comica all’americana, di cinico sarcasmo derivante da un’arguta capacità di osservazione dell’altro e della società. Quand’era ragazzo a Napoli, lui che era nato a Perugia, scriveva “pezzi di colore”, il concorsone alla tv di stato, un compito ben fatto addirittura su Ionesco, tre anni da funzionario Rai che bastano e avanzano, per poi diventare uno dei collaboratori esterni della stessa Rai (“Sono dimissionario per vocazione, mi sono dimesso 14 volte, alla 15esima le pubblico”), Vaime il “battitore libero”, quello del cabaret con Franco Nebbia, ha scritto le tracce di almeno due dei programmi più visti, amati, introiettati come forma dello spettacolo base in tv di lì ad almeno trent’anni a venire (il colpo mortale al varietà verrà inferto dai reality e dai talk): Quelli della domenica e Canzonissima.

Con lui lavoravano Marcello Marchesi, Costanzo appunto, e Italo Terzoli il secondo (o il primo) della cosiddetta “ditta” Terzoli/Vaime. Siamo in pieno boom anni sessanta della tv pubblica che si fa verbo e specchio degli italiani. Vaime ricama spesso le battute di Villaggio, Chiari, Paolo Panelli e intanto diventa una specie di uomo da un milione di dollari con le commedie musicali teatrali che sforna come pagnotte calde una o due volte l’anno fino ad anni ottanta inoltrati. Il racconto della visione dei musical statunitensi al cinema è da digressione obbligatoria. “Mi annoiano a morte. Davanti a Grease volevo buttarmi sotto un tram a cavalli” (le battute non si spiegano, ma la genialità di Vaime sta tutta in quella specifica sui cavalli ndr).

Così il musical firmato da Terzoli/Vaime e prestato a Garinei e Giovannini diventa one man show con Montesano (Beati voi), ma anche commedia popolare e gioviale che sbanca per stagioni intere come La vita comincia ogni mattina con protagonista Gino Bramieri. Intanto Vaime si dedica a quella che è stata la parte del suo lavoro d’autore più amata: la radio. Con Black Out dal 1979 su Radio 2 assieme a Luciano Salce dà il via ad un programma d’intrattenimento che raccoglie la lezione demenziale di Arbore/Boncompagni di Alto Gradimento e ne ricuce nuovamente il dettato graffiante, lo sberleffo goliardico, arrivando perfino a mettere a libro paga un giovane imitatore di nome Fabio Fazio. Nel 1984-85 Vaime (e Terzoli) scrivono i testi di un varietà del sabato sera di Canale 5: Risatissima.

Ric e Gian, Lino Banfi, Gigi e Andrea, Lino Toffolo, Pozzetto, Boldi. Andatelo a recuperare per capire l’umorismo popolare poco prima del grande crollo della comicità in tv (“Allora i comici erano Walter Chiari, Gino Bramieri, Macario, gente che veniva dal teatro. Adesso vengono dai villaggi-vacanze”). Vaime scriverà anche il Fantastico edizione 88 quella del duo Montesano-Oxa, l’ultimo da grandi ascolti, o forse addirittura l’ultimo prima della fine seriale vera del varietà del sabato sera. Vaime scriverà libri, parteciperà come ospite a diversi programmi tv su La7, o farà da vero spassoso one man show, finalmente lui, senza più bisogno d’interpreti teatrali, di comici ventriloqui a cui dare voce, in S’è fatta notte, un delizioso programma di tarda sera, anzi di notte, su Rai1 con Maurizio Costanzo, dove recitava la parte del barista/cameriere con uno smoking bianco e il papillon penzolante dal taschino. Pochi anni fa gli chiesero: “Da quanto fugge il timore di essere considerato un pensionato?”. E lui richiamando l’amico Flaiano, con cui scrisse e collaborò, mettendo a frutto la lezione di saper far ridere senza pensarci un secondo: “Praticamente da quando ero bambino”.

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