Non deve esserci unità di vedute all’interno della Corte Costituzionale. L’ufficio stampa della Consulta, infatti, ha annunciato con una nota che la sentenza sull’ergastolo ostativo non arriverà né oggi e neanche in settimana. “La discussione sulle questioni di legittimità costituzionale proseguirà anche nella prossima settimana di lavori”, si legge sul sito della corte. Il ché vuol dire che la pronuncia arriverà dopo Pasqua visto che la prossima settimana di lavori coincide con il periodo successivo alle festività.

La discussione della Consulta è cominciata oggi: trattandosi di un tema delicato i giudici hanno voluto prendersi tutto il tempo necessario. La corte deve decidere se dichiarare incostituzionale la norma che vieta ai condannati al fine pena mai per fatti di mafia e terrorismo di accedere alla liberazione condizionale, anche se non collaborano con la magistratura. Alla vicenda è stata dedicata l’udienza pubblica del 23 marzo, dopo che la Cassazione ha sollevato eccezione di costituzionalità esprimendosi sul caso di Salvatore Francesco Pezzino, mafioso di Partinico, in provincia di Palermo. Condannato per mafia e omicidio, ha trascorso in totale 30 anni in carcere: nel 1999 aveva ottenuto la semilibertà, salvo poi perderla nel 2000 quando era finito sotto accusa di nuovo per altri reati. Considerato un “detenuto modello“, nel 2018 Pezzino ha chiesto al Tribunale di sorveglianza de L’Aquila di riconoscergli la libertà condizionale, prevista per tutti i detenuti che hanno scontato 26 anni di carcere, salvo, appunto, quelli condannati per reati di mafia che non hanno collaborato con la giustizia. Un divieto previsto dall’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario, e dal decreto legge 306 del 1992, ispirato da Giovanni Falcone già con un decreto dell’anno precedente, e approvato dopo la strage di Capaci per provare a rompere la breccia di omertà di Cosa nostra, all’inizio della stagione delle bombe. Sull’articolo 4-bis, negli ultimi tempi si sono aperti due crepe: quello rappresentato dalla sentenza della Cedu che lo ha bocciato in toto – chiedendo all’Italia di riscriverlo – e la sentenza sui permessi premio della stessa Consulta del 2019. Due crepe che ora, con la nuova pronuncia della Consulta, si potrebbero allargare.

Durante l’udienza pubblica, infatti, il governo ha cambiato posizione sull’ergastlo ostativo. Quando si era costituita, su input del percedente esecutivo, l’avvocatura dello Stato aveva chiesto più di considerare inammissibile o infondata la richiesta della Cassazione, cioè quella di dichiarare incostituzionale la norma che vieta ai condannati al fine pena mai per fatti di mafia e terrorismo di accedere alla liberazione condizionale se non collaborano con la magistratura. Ieri invece, l’avvocato dello Stato Ettore Figliolia ha invitato la Consulta a emettere una sentenza che in gergo si chiama interpretativa di rigetto: la corte non dichiara incostituzionale la norma sull’ergastolo ostativo, ma riconosce al giudice di sorveglianza il potere di valutare a sua discrezione caso per caso. Significa che se il giudice vuole può concedere la libertà vigilata anche ai boss irriducibili, quelli che custodiscono i segreti delle stragi, a patto che abbiano scontato 26 anni di carcere. Una posizione che ha evidentemente risentito del cambio di linea del governo.

Il cambio di linea dell’esecutivo ha provocato il commento il commento del giudice Antonino Di Matteo, esperto investigatore antimafia oggi eletto come consigliere togato del Csm. “Poco alla volta, nel silenzio generale, si stanno realizzando alcuni degli obiettivi principali della campagna stragista del 1992-1994 con lo smantellamento del sistema complessivo di contrasto alle organizzazioni mafiose ideato e voluto da Giovanni Falcone“, dice il magistrato, interpellato dal fattoquotidiano.it. Un’eventuale sentenza di accoglimento della Consulta, infatti, aprirebbe la strada di fatto alla possibile abolizione dell’ergastolo, cioè uno dei punti inseriti nel papello di Totò Riina

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