Ma tu lo conosci Mario? Hai rapporti con la Ansuini?“, a Viale Mazzini da settimane è iniziata la corsa al riposizionamento. Lì nei corridoi ci si riscopre draghiani della prima ora, il passato giallorosso è già alle spalle. A Saxa Rubra, regno dei tg Rai, ci si affida ai giornalisti economici per cercare i contatti giusti, per capire l’aria che tira. E il dossier del servizio pubblico è sul tavolo del Premier da qualche settimana, c’è chi assicura che se ne occuperà personalmente e chi al tempo stesso fa sapere che, in piena pandemia e con impegni urgenti, delegherà la partita ad altri vigilando dall’alto del suo ruolo.

Draghi non parla, non concede interviste e tantomeno incontri. L’ad Fabrizio Salini (voluto dal Movimento 5 Stelle) e il presidente Marcello Foa (scelto dalla Lega) lasceranno le loro poltrone entro giugno, nessuna proroga in vista. Ci sarà un nuovo consiglio di amministrazione, un nuovo presidente della Commissione di Vigilanza. È cambiato il governo, è cambiata la maggioranza, è cambiata l’opposizione, è cambiato anche il segretario del Partito Democratico. Come può non cambiare la Rai? La partita, secondo fonti beninformate, dovrebbe essere guidata da Roberto Garofoli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e braccio destro di Draghi, e da Alessandro Ravera, uomo di Daniele Franco al Mef. Sullo sfondo, mica tanto, Giancarlo Giorgetti che dal Mise proverà ad incidere sulle dinamiche del servizio pubblico.

Una partita iniziata da settimane che si muove su nomi diversi, alcuni ancora coperti, con le volontà differenti dei partiti. La scelta di un interno per il ruolo di amministratore delegato eviterebbe polemiche e nuovi costi, i nomi su questo fronte sono quelli che si ripetono da mesi: dall’ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco (apprezzato soprattutto da Pd e Italia Viva) al direttore di Radio Rai Roberto Sergio fino al Direttore Governance e segreteria generale Nicola Claudio. Interni, esperti, trasversali, conoscitori della macchina. “Li fanno girare per bruciarli, il vero nome non c’è ancora, se c’è non lo fanno filtrare”, ci rivela una fonte importante che conosce l’azienda alla perfezione.

Per molti Nicola Zingaretti avrebbe puntato per il dopo Salini su Andrea Scrosati, ex Sky ora Coo di Fremantle. Nome di grande competenza dal sì non scontato, le sue quotazioni sembrano in forte ribasso con il passaggio della segreteria ad Enrico Letta. E il cambio di guida sembra rafforzare l’ipotesi Tinny Andreatta, artefice dei successi di Rai Fiction con il trasloco a Netflix nei mesi scorsi. La Verità ha fatto sapere che la sua esperienza con la piattaforma avrebbe presentato alcuni ostacoli, il compenso sarebbe circa il triplo, 700-800 mila euro, rispetto ai limiti Rai (240 mila euro). La Andreatta è figlia di Beniamino Andreatta, maestro politico di Letta, e sorella di Filippo, migliore amico del segretario del Pd. Dalla sua anche gli ottimi rapporti con Paola Ansuini, portavoce di Draghi, ma soprattutto un grande curriculum ricco di successi. Un ritorno che a Viale Mazzini tanti accoglierebbero con entusiasmo.

Lettiano è anche Alberto Matassino, attuale Direttore Generale Corporate, legato all’ex premier da anni. Repubblica alla sua nomina ricordò che il dirigente era nella segreteria organizzativa dell’associazione TrecentoSessanta che fa capo a Letta e creata nel 2007. Con possibilità forse meno solide finiscono sul tavolo anche altri nomi: Andrea Salerno, direttore di La7 stimato da Letta e dal Pd, Carlo Nardello ora a Tim ma in Rai ai tempi di Gubitosi e non solo. La Lega, dove Salvini vuole occuparsi della Rai in prima persona, spera in Elisabetta Ripa, Ceo di Open Fiber, ma anche su nomi interni come Marcello Ciannamea, attuale Direttore Distrubuzione, o Teresa De Santis, per l’ex direttore di Rai1 si parla anche di un ritorno alla guida della prima rete ma è vicina alla pensione.

E per la presidenza? Il nome forte e condiviso potrebbe essere quello di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera visto da molti come una figura di garanzia. Per quel ruolo scalpita anche Forza Italia e Lega: il nome, dal passato discusso, è quello di Mauro Masi. Poltrona su cui ha messo gli occhi anche Fratelli d’Italia che rivendica posti in quanto unica opposizione, l’uomo Rai di Giorgia Meloni è Giampaolo Rossi che lei vorrebbe come presidente dell’azienda ma che quasi sicuramente resterà nel cda Rai come consigliere. Fratelli d’Italia punta alla riconferma di Ludovico Di Meo su Rai2, rete in crisi auditel ma invasa da volti vicini al partito di destra. Non solo, chiede la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, al posto di Alberto Barachini (Forza Italia) potrebbe arrivare Daniela Santanché.

Il Movimento 5 Stelle perderà la poltrona più importante, quella dell’amministratore delegato, ma punta a blindare a Rai3 Franco Di Mare e al Tg1 Giuseppe Carboni. Due riconferme non affatto semplici, in caso di rimozioni si cercheranno nuove poltrone per bilanciare. Per la direzione del primo telegiornale con l’uscita di Carboni potrebbe arrivare Antonio Di Bella, ex direttore di Rai3, RaiNews, ora corrispondente da New Yorke e coconduttore con Lucia Annunziata di “Mezz’ora in più”. Un nome che otterrebbe l’ok di tutti i partiti di maggioranza, in netto calo le quotazioni dell’ex quirinalista Simona Sala sui cui peserebbe il veto della Lega.

In scadenza non solo Salini ma anche il direttore della Comunicazione Marcello Giannotti che starebbe cercando di strappare una riconferma. A rischio Stefano Coletta per Rai1 ma il nome del successore dipenderà da quello dell’amministratore delegato. Se la poltrona dovesse andare al Pd, con un nome condiviso con il M5S, la prima rete andrebbe al centrodestra. Il direttore del Tg3 Mario Orfeo dovrebbe restare al suo posto, anche se secondo molti fanno sapere che punterebbe con forza alla direzione di Rai1 o del Tg1. L’attuale Direttore Risorse Televisive e Artistiche Andrea Sassano andrà quasi certamente a Rai Teche, poltrona lasciata vacante da Maria Pia Ammirati, ora a Rai Fiction. La partita, come dicevamo, è già iniziata e avrà i suoi primi frutti già sui palinsesti estivi con l’ingresso di volti nuovi. Come si dice in questi casi la storia continua…

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