La mente della campagna vaccinale anti Covid della Lombardia, Guido Bertolaso, attacca l’azienda regionale Aria, responsabile della piattaforma per la prenotazione degli appuntamenti. Con un post su Facebook senza precedenti: “La coda degli anziani fuori dal centro vaccinale di Niguarda per gli errori di Aria che manda 900 convocazioni al posto delle 600 previste è una vergogna! Ho mandato la Protezione Civile ad assisterli, mi scuso con tutti loro!”. Parole che suonano come la pietra tombale su tutti i tentativi fatti dalla giunta Fontana in questi mesi per far sembrare efficiente la macchina che ha gestito l’emergenza pandemica. Perché non arrivano da un esponente dell’opposizione al Pirellone, ma dal cuore della cabina di comando della sanità lombarda passata da due mesi nelle mani di Letizia Moratti. Il duro post segue quanto Bertolaso aveva detto in conferenza stampa una settimana fa sulla piattaforma, gestita da Aria e costata 22 milioni, definita “un sistema di prenotazioni che funziona male”. Tanto che Moratti ne ha annunciato la sostituzione nelle prossime settimane con la piattaforma di Poste Italiane.

I disagi testimoniati dallo stesso Bertolaso davanti all’ospedale Niguarda arrivano dopo settimane di caos negli appuntamenti dati via sms agli over 80 per la somministrazione delle dosi. Con anziani avvisati all’ultimo e mandati a 40 chilometri di distanza per essere vaccinati, oltre che appuntamenti assegnati e poco dopo annullati via messaggio. Oppure, appuntamenti dati due volte, come domenica scorsa quando il sindaco di Iseo (Brescia) è stato costretto a pubblicare questo post su Facebook: “Molti concittadini, per quanto già vaccinati, hanno ricevuto un sms che li invita a recarsi presso il centro vaccinale di Iseo. Invitiamo a non recarsi presso il centro vaccinale in quanto tale sms risulta erroneamente inviato”. Poi, questa settimana, è stata la volta dei buchi nel sistema che consentono di prenotare anche a chi non ne ha diritto, come successo nel centro vaccinale dell’ospedale militare di Baggio a Milano, gestito dall’Asst Santi Carlo e Paolo. Senza contare che i problemi nell’assegnazione degli appuntamenti si traducono ogni giorno in un costante rallentamento nella somministrazione di dosi.

A finire sotto accusa è Aria, la società della regione già al centro del caso dei camici ordinati l’anno scorso alla Dama spa di Andra Dini, il cognato del governatore Attilio Fontana. E responsabile, insieme all’assessorato al Welfare in quel periodo guidato da Giulio Gallera, della gestione flop dei bandi per i vaccini antinfluenzali. Il presidente è l’ex talent scout di Forza Italia Francesco Ferri, mentre dopo lo scandalo camici Lorenzo Gubian ha sostituito Filippo Bongiovanni alla direzione generale. Aria è nata due anni fa per unire le tre stazioni appaltanti esistenti allora in Regione: la centrale acquisti Arca, Lombardia informatica e Infrastrutture Lombarde. A volere la sua nascita è stato l’assessore al Bilancio Davide Caparini, responsabile delle partecipate regionali. Dietro l’attacco di Bertolaso, al Pirellone c’è chi ci vede un regolamento interno alla maggioranza di centrodestra, un dito puntato contro lo stesso Caparini, vicinissimo alla potente Giulia Martinelli, capo segreteria di Fontana ed ex di Matteo Salvini.

“Da mesi diciamo che Aria è fuori controllo – accusa il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati -. E i disagi li patiscono i cittadini come nel caso del Niguarda. Aria è un fallimento di Caparini e Fontana. Caparini dovrebbe avere la dignità di dimettersi, mentre Bertolaso dovrebbe evitare di fare solo il campione dello scarica barile e lavorare perché queste cose non accadano”. Per Gregorio Mammì del M5S, “il fallimento di Aria, un mostro creato dal centrodestra e dalla Lega di Fontana e Caparini, è il fallimento del centrodestra che in Lombardia deve farsi da parte”. Contattato da ilfattoquotidiano.it, Caparini taglia corto: “Non rilascio dichiarazioni”.

Twitter: @gigi_gno

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