PERCHÈ SI’ – Meghan e Harry io vi credo. Vi credo e vi capisco. Comprendo proprio quel crinale di inconsapevolezza e ingenuità rispetto agli obblighi, alla routine, alla tradizione della Corona che vi viene rivoltato contro dicendovi: “Ma non prendeteci in giro, tanto lo sapevate”. Sapevate che Harry non sarebbe diventato re, sapevate che Archie sarebbe stato l’ultimo dei bisnipoti a sfregare i braccioli del trono, sapevate che un’unione matrimoniale non proprio ortodossa, non proprio consona alla tradizione aristocratica della monarchia britannica, sarebbe stata osservata con distacco e disprezzo da una famiglia storicamente e culturalmente mai troppo lontana da quell’approccio colonialista ottocentesco (leggasi la “pelle troppo scura”). Lo sapevate sì, e allora? Io vi credo e vi capisco proprio per questo. Perché sono le giovani generazioni nella storia del mondo e delle case reali a solleticare le consuetudini, ad incrinare i dogmi, a segnalare che anche se il bon ton dice che la forchetta va a sinistra del piatto se la sposto a destra non crolla l’Impero. Tutta questa vicenda, che chiamiamo Megxit per sintesi mediatica spinta, segnala almeno una cosa: la tanto glamour Corona britannica non sa gestire – se non in un silenzio tombale e anche un po’ stizzito – una quisquilia socio-antropologica che in contesti ben più popolari finirebbe paradossalmente (guardate cos’è il melting pot anglosassone) a tarallucci e vino, pardon a scones e tè. E poi c’è il capitolo Meghan. Perché se Meghan fosse stata un’attrice ugro finnica con gli occhi azzurri e i capelli biondi sono convinto che pur nell’arrampicata sociale malcelata tra “la ditta” e la coppia di duchi del Sussex si sarebbe riusciti a giungere a ben più miti consigli psicologici, parentali, umani. Il paragone con Diana, infine, è ovvio che non regge. Ma perché per Lady D. era questione di corna e patimenti matrimoniali privati, mentre qui parliamo di bradisismici sommovimenti che sconfinano ampiamente nel pubblico.

PERCHÈ NO –Non credo neanche a una parola di quello che ha detto Meghan Markle”. Faccio mia questa frase di Piers Morgan (sperando di non fare la stessa fine, ndr) per dirvi che neanche io credo al vittimismo astutamente calcolato dalla moglie del principe Harry. Il motivo? La lista è lunga, iniziamo dalla totale assenza di spontaneità di Meghan. Tutto è studiato, calibrato: è l’attrice che è in lei a parlare e il ruolo che sta interpretando è quello di una nuova Diana. Lo si capisce da quel suo voler alludere continuamente a lei nel linguaggio, nel modo di muovere le mani ma soprattutto nell’aspetto, indossando il suo bracciale di diamanti al braccio e sfoggiando lo stesso trucco pesante, con gli occhi cerchiati di eyliner nero proprio come Lady D. nella celebre intervista del 1995, quella in cui annunciò la separazione da Carlo. Sa che è il punto debole di Harry, la morte della madre è un trauma che probabilmente non riuscirà mai a superare del tutto e lei ci fa leva. L’incedere di Oprah Winfrey è magistrale ma le risposte di Meghan fanno capire chiaramente come siano state studiate a tavolino per consentirle di scoccare una dopo l’altra le sue frecce. Le sue parole sono cariche di risentimento nei confronti della Famiglia Reale: nessuno mette in dubbio la rigidità tendente all’assurdo del protocollo reale ma, come si suol dire, è la Corona bellezza! Il momento clou arriva quando confessa che ad un certo punto aveva “perso la voglia di vivere” (attenzione, non ha mai parlato apertamente di suicidio) perché vivere a Kensington Palace era come la vita in lockdown per il Covid: ma davvero? Per non parlare di quando Harry interviene raccontando l’aneddoto del suo primo incontro con la Regina, quando dovettero insegnarle all’ultimo a fare la riverenza (e la sbagliò). Proprio questa parte sull’ingenua Meghan che non ha mai neanche cercato su Google chi fosse davvero Harry (ma qualcuno ci crede veramente?) è quella che fa segnare un punto a favore dei suoi detrattori, di chi fin dalle prime apparizioni l’ha etichettata come “un’arrampicatrice sociale”. Infine, da ultima ma non ultima la questione stampa: Harry e Meghan la definiscono come la causa di tutti i loro problemi ma il fatto che lo facciano in un’intervista trasmessa sulle televisioni di praticamente tutto il mondo non vi sembra assurdo? Ok, i tabloid britannici sono un’altra cosa, siamo tutti d’accordo, però allora che bisogno c’era di raccontare al New York Times l’aborto spontaneo subito mesi fa? E di esporsi durante la campagna elettorale per le presidenziali americane? Per non parlare degli accordi siglati con Netflix e Spotify e della villa del quartiere delle star di Hollywood, a Malibù, decisamente poco appartata. No, Meghan non vuole stare nell’ombra. Non ci resta quindi che attendere il momento in cui la vedremo protagonista nei panni di se stessa nell’ultima stagione di The Crown.

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