È svanito come una bolla di sapone il focolaio annunciato dal Teatro alla Scala qualche giorno fa. Dei 35 ballerini risultati positivi al Covid, 34 sono risultati negativi al secondo tampone di controllo. Una notizia rassicurante, ma allo stesso tempo preoccupante, visto il comprensibile allarme provocato che aveva imposto la sospensione di gran parte delle attività in cartellone. Tra i perplessi c’è anche Roberto Bolle, che in una storia su Instagram ha scritto: “Quindi mi dite che rifacendo i Covid Test ai 35 colleghi scaligeri risultati positivi 3 gg fa, solo uno adesso è effettivamente positivo e i restanti 34 sono negativi?! Boh…”, ha commentato la vicenda l’étoile internazionale.

Si infiammano gli animi dei ballerini, costretti a una rigida quarantena in casa arrivata quando, dopo mesi di restrizioni, avevano ripreso in tutta sicurezza la programmazione “a porte chiuse” con registrazioni tv e streaming nell’attesa della riapertura al pubblico dei teatri. “È stato un sollievo. Avevo perso la cognizione del tempo, non mi allenavo più, mi alzavo tardi. Invece ora si torna a teatro” , ha dichiarato al Corriere della Sera Marco Agostino, solista al Teatro alla Scala. Insieme alla fidanzata Martina Arduino, prima ballerina del Teatro, sono 2 dei 34 “falsi positivi al Covid” messi in quarantena. La coppia si è sostenuta a vicenda tra le mura dell’appartamento che condivide a Milano, ma non sono stati giorni facili, come dichiarato da loro stessi: “Il 25 febbraio è stato l’ultimo giorno di prove in teatro, l’indomani avremmo dovuto avere la registrazione dell’ ‘Omaggio a Nureyev’. Il 23 o 24 l’ultimo tampone molecolare. Il 25 arrivano gli esiti al termine delle prove e una ragazza della compagnia legge nel suo referto il risultato positivo“, ha detto Marco Agostino.

L’odissea era però solo a metà: “Dal tampone del 2 marzo risultano 34 positivi. Ho scoperto la mia positività leggendo il referto, però il numero totale dei positivi l’ho sentito al telegiornale. È stato uno shock“, ha spiegato. Poi ancora: “Prima ero preoccupato per i miei genitori, da quel momento ho temuto anche per me e per Martina: queste nuove varianti fanno paura. Dopo due giorni si diffonde ufficiosamente la notizia che può esserci stato un errore nei reagenti. La confusione aumenta, l’ansia nel rispondere ai parenti, l’attenzione nel percepire un segnale patologico, di stanchezza eccessiva. Niente. Il Teatro ci comunica che nei test non è stata rilevata, dal nostro medico aziendale e dal Sacco, una sequenza del virus e che è necessario rifare i tamponi il 6 marzo”. Adesso finalmente si torna a lavorare. Sì, perché con la Cultura si mangia.

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