Dopo un anno di pandemia l’Italia, prima in Europa e terza nel mondo per produzione di farmaci, è allo sviluppo di due vaccini contro il Covid, quello dell’azienda Reithera che viaggia verso la fase 2 di sperimentazione, e quello di Takis, di cui è appena partita la fase 1. Cuba invece può sfoderare un poker di ben quattro vaccini in sviluppo, di cui due stanno iniziando la fase 3 di sperimentazione, quella finale. L’obiettivo è produrre 100 milioni di dosi in modo da poter vaccinare i suoi abitanti entro la fine dell’anno, garantendo un accesso equo a tutti, ed esportare il resto. Non solo. Finora i casi di Covid registrati nell’isola sono stati 53308 e 336 i morti (dati del 4 marzo). Non male per un’isola di 11,2 milioni di abitanti, fiaccata da decenni di embargo e sanzioni economiche, e un calo dell’11 per cento del Pil nel 2020.

I candidati vaccinali sono Soberana 01 e Soberana 02, entrambi prodotti dall’Istituto Finlay, insieme al Centro di immunologia molecolare e il Centro nazionale di biopreparati. Gli altri due sono Abdala e Mambisa, sviluppati dal Centro di ingegneria generica e biotecnologia (Cigb) insieme ai Laboratori Aica. Tutti questi istituti fanno parte di Biocubafarma, il gruppo che riunisce 32 imprese biotecnologiche e farmaceutiche dell’isola, creato nel 2012, a cui fanno capo 20.000 lavoratori e con 80 linee produttive all’attivo. La scelta di lavorare allo studio e sviluppo di quattro diversi vaccini è per avere più frecce al proprio arco, in modo da avere dei sieri efficaci e sicuri, senza limiti di quantità e per esigenze diverse. E poi esportare il vaccino ai paesi che si mostreranno interessati a concludere accordi.

Come spiega al fattoquotidiano.it Rolando Perez Rodriguez, direttore del settore scienza e innovazione di Biocubafarma, “tutti i nostri vaccini sono a subunità. Ciò vuol dire che non usano il virus o suo materiale genetico, ma una proteina del virus, la Rbd (receptor binding domain) che viene impiegata come antigene, per indurre la risposta protettiva nell’organismo e impedire al virus di entrare nelle cellule”. Finora hanno dato tutti un’ottima risposta immunologica, un numero molto basso di eventi avversi e possono essere conservati con una temperatura tra i 2 e 8 gradi. Soberana 02, il più avanzato, combina la proteina Rbd con la tossina tetanica, mentre Soberana 01 con il batterio del meningococco come attivatore del sistema immunitario. Con Abdala e Mambisa invece si usa come proteina espressa in cellule di lievito. “Si tratta di tecniche che già impieghiamo da anni per realizzare i vaccini per le malattie dell’infanzia – continua Perez – e questo ci dà un vantaggio in termini di approvazione regolatoria”.

Soberana 02 e Abdala sono i due vaccini allo stadio più avanzato di sperimentazione, visto che entrambi si apprestano ad iniziare questo mese la fase 3, il primo su 44.000 volontari e il secondo su 42.000, in aree diverse dell’isola, in modo da valutare anche l’impatto del vaccino. Per Soberana 02 è stato sottoscritto anche un accordo con l‘Iran per condurre un ramo della fase 3 anche nel paese islamico su 50.000 volontari. “Contiamo di avere una valutazione preliminare dei dati di fase 3 per giugno – precisa Rolando Perez – Abbiamo iniziato ad avere contatti con vari paesi stranieri interessati al nostro vaccino“. Per aumentare la produzione di dosi e facilitare la logistica dei trasporti, Cuba sta anche valutando l’idea di far “completare la produzione del vaccino ad alcuni paesi, inviandogli il nostro principio attivo del vaccino”.

Soberana 01e Mambisa hanno invece terminato la fase 1. Il primo verrò valutato da marzo su 300 pazienti, per vedere se può aumentare l’immunità naturale nelle persone convalescenti, in modo da evitare una possibile reinfezione da Sars Cov 2. Evento non remoto vista la circolazione delle varianti del virus. Mambisa è invece un vaccino che, una volta superati i test e approvato, si prenderà sotto forma di spray nasale. È previsto inoltre per i prossimi mesi l’avvio di una sperimentazione di Soberana 02 sui bambini, prima dai 5 ai 18 anni, poi in età prescolare e infine sui lattanti. “Stiamo facendo tutto questo contando solo con le risorse stanziate dal governo cubano – sottolinea Perez – e non è stato per niente facile quest’anno far arrivare le materie prime tra il blocco economico dagli Usa e le restrizioni ai voli aerei e al traffico marittimo. Ma noi abbiamo sviluppato una forte capacità di resistenza negli anni”.

Oltre che sui vaccini, per far fronte all’epidemia Cuba ha puntato sui medici di famiglia e la medicina comunitaria, “molto sviluppata sull’isola”, e sulla sorveglianza dei pazienti a rischio con sintomi lievi. “Abbiamo creato la sala di vigilanza intensiva, dove vengono inviati i malati lievi o asintomatici, ma ad alto rischio di sviluppare forme gravi perché affetti da altre malattie. In questo modo – rileva – possiamo diagnosticare precocemente i segni dell’infiammazione e trattarla. Ciò ci ha permesso di ridurre il tasso di malati gravi e morti”. Cuba è riuscita anche ad avere pochissimi morti nelle residenze per anziani e tra gli operatori sanitari, grazie all’uso di un farmaco a base di interferone somministrato per via nasale, e un biopotenziatore negli anziani, la biomodulina T.

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