Napoli e la Campania in bilico verso una nuova zona rossa iniziano a fare i conti con l’impennata dei contagi, probabilmente causata dalle varianti. In città l’ospedale di riferimento per le malattie infettive che è il Cotugno è già pieno. “La nostra azienda ha 286 posti dedicati al Covid – spiega il direttore dell’Unità Malattie infettive Roberto Parrella – e al momento sono tutti occupati e le patologie che stiamo vedendo sono gravi. Poi rispetto alla prima ondata si contagiano sempre più giovani”. Una situazione che preoccupa ma che per ora comunque non sembra essere arrivata a toccare i picchi d’emergenza visti nei mesi scorsi. “Gli ospedali e i reparti si stanno riempendo – spiega il vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, Bruno Zuccarelli – anche se non siamo ancora in una situazione veramente drammatica come a fine novembre, però di questo passo può diventare preoccupante”. Anche l’ospedale Cardarelli è ormai al limite. Qui i problemi relativi alla pandemia come i reparti pieni (ieri alle ore 15 c’erano solo tre terapie intensive non occupate) si sommano al decennale problema dell’affollamento nel pronto soccorso del più grande nosocomio del Sud.

“Il pronto soccorso dovrebbe ospitare 20-30 persone – ci spiega in forma anonima un infermiere del Cardarelli – invece ce ne sono 50, 60. A volte restano lì due o tre giorni in attesa di essere trasferiti nei reparti di degenza, ma in quel caso il paziente deve prima aspettare l’esito del tampone molecolare e il risultato è questo affollamento più o meno continuo, a volte non si riesce nemmeno a passare con le barelle, dobbiamo spostarli per farci spazio. Questo succede sia perché siamo il punto di riferimento del sud, ma anche perché altri ospedali che prima contribuivano a smaltire il flusso di pazienti, adesso accettano solo Covid e tutti gli altri si riversano qui da noi”. Zuccarelli lancia anche l’allarme sul rischio di una mancata assistenza per altre patologie, un problema che può riguardare non solo il Cardarelli ma tutto il sistema sanitario campano. “Purtroppo – spiega Zuccarelli – tarando le strutture tutte per il Covid si rischia di non garantire l’assistenza adeguata agli altri pazienti”.

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